Umberto II di Savoia: il Re di Maggio

Il 13 giugno del 1946 Umberto II di Savoia lasciava l’Italia, destinazione Portogallo, pensando di poter rientrare dopo un breve periodo di tempo. Non fu così.

L’ultimo re d’Italia non mise più piede nel nostro Paese.

L’esilio, che durò fino alla sua morte, fu sancito da un articolo della Costituzione pubblicato nel 1947.
I membri e i discendenti di casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive. Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l’ingresso e il soggiorno sul territorio nazionale”.

Umberto II lasciò un’Italia in piena guerra civile dopo 2 anni di luogotenenza e appena un mese di regno. Data la breve durata del suo regno, Umberto II passò alla storia come ‘il Re di Maggio ‘.

I regnanti di Casa Savoia non erano mai stati fascisti ma il padre, Vittorio Emanuele III, non brillò a causa di una condotta alquanto discutibile, tanto che la sua fama fu quella di essere ‘un leone con le pecore e una pecora con i leoni’. Inoltre, a motivo della sua scarsa stima per il figlio, che voleva tenere lontano dagli affari del regno, era considerato un irrecuperabile egocentrico.

Il figlio Umberto, pur essendo contrario alle decisioni del re, subì passivamente, non prese mai posizione anzi, in qualche modo cercava sempre di giustificarlo.

Quando, il 18 marzo del 1946, firmò il decreto che indiceva il referendum istituzionale per il seguente 12 giugno, mancava ancora l’abdicazione del re in carica, che in quel momento risiedeva a Posillipo in veste di vittima.

Il figlio Umberto si recò personalmente dal padre e, non potendo farne a meno, a circa un mese dal referendum, lo costrinse a firmare l’abdicazione.

Secondo le indiscrezioni, la vittoria sarebbe andata alla Repubblica, ma in realtà il risultato del referendum non rispecchiò la totalità degli italiani, essendo molti di essi ancora sfollati e quindi impediti a esprimere il loro voto.

Basti notare che la Repubblica vinse con il 54,3% e 12,7 milioni di voti, contro il 45,7% della Monarchia e i 10,7 milioni di voti.

La Repubblica sicuramente avrebbe comunque vinto ma la vittoria non fu poi così netta e scontata come previsto.

Articolo a cura di Flora Sannino

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