Uncategorized

Speciale Regina Elisabetta II. La Imperial State Crown. La Corona che è molto di più di un simbolo reale

Ben 2868 diamanti, 269 perle, 17 zaffiri, 11 smeraldi e innumerevoli altre pietre colorate. Questi i numeri dei record della Imperial State Crown, la reale corona vestita per settanta anni di Regno della Regina Elisabetta.

È ormai custodita insieme alla corona di Sant’Edoardo, alla Torre di Londra.

L’opera, perché a tutto diritto parliamo di vera opera d’arte, è stata realizzata nel 1937, in occasione della incoronazione di Re Giorgio VI, padre di Elisabetta.

Sul capo della Regina, in realtà, non è stata l’unica Corona ad essere stata vestita. Eppure, quel che ha di particolare proprio questo copricapo regale, è l’essenza che richiama il fascino Vittoriano delle antiche epoche inglesi, che rievocano un tempo passato e profumano di nostalgica storia britannica.

Non è certo un caso se questa fa parte a pieno titolo dei gioielli più importanti e preziosi della Royal family britannica, e richiama perfettamente i canoni classici dello stile vittoriano ottocentesco, giacché realizzata proprio prendendo a  modello la corona che indossava la Regina Vittoria già nel 1838.

La Corona Imperiale di Stato, infatti, è il copricapo regale che ogni sovrano indossa, al posto della corona di Sant’Edoardo, al termine della cerimonia di incoronazione, proprio nel momento in cui dovrà lasciare Westmister.

Curiosità non mancano, come è ovvio che sia, giacché parliamo di uno dei gioielli più rinomati ma anche più particolari della famiglia reale.

Che sia racconto o leggenda, si narra che la regina Vittoria annotò sul proprio diario l’episodio della caduta dalla testa della propria corona, descrivendola come “un budino spiaccicato”, e che fu proprio da quel momento che si progetto una nuova corona, quella che poi indosserà la Regina Elisabetta II, molto più leggera e di facile portata.

Ogni colore, ogni pietra e ogni incastonatura ha una storia e un significato.

Dalla bordatura in pelo di ermellino al brillante definito la Seconda Stella d’Africa, il Cullinan II di circa 320 carati, derivato dal più grande diamante grezzo della storia dell’umanità – per completezza, il Cullinan I si troverà invece nello scettro di Sant’Edoardo, mentre il Cullinan III e IV fanno parte dei gioielli personali della Regina.

Sulla parte posteriore, invece, a farla da padrone è lo zaffiro Stuart Sapphire, di circa 105 carati, mentre la parte superiore presenta quattro croci che si intersecano con tre smeraldi puri.

Al centro, proprio in alto, il “Rubino del Principe Nero”, cabochon irregolare tempestato tutto intorno di diamanti, fasce di zaffiri e foglie di quercia.

A completare la bellezza di questo gioiello – opera d’arte di indescrivibile importanza, vi è lo zaffiro St Edward’s, dietro al quale c’è la fantastica storia e leggenda che evoca memorie cristiane degli anni 1000.

Una Corona, un gioiello che è molto di più di un simbolo reale.

 

Un incanto di storia incorniciato nelle memorie di un passato sempre più vivo nel nostro presente e che si fa materia negli oggetti che lo richiamano.

E così, se all’inaugurazione di ogni nuova sessione parlamentare, il Queen’s Speech era ormai da consuetudine pronunciato dalla Regina, questa volta il Principe Carlo, ovvero Re Carlo III, ha presenziato con al fianco la rappresentazione materializzata della sua madre defunta.

Ciò che più la identificava, ovvero, proprio la fiabesca Imperial State Crown.

Articolo di Sara Barone

Back to list

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.