Una recente delibera ANAC (Delibera n. 717/2021) fa chiarezza sul nesso tra sanzione disciplinare e principio di tutela di un dipendente pubblico, che segnali presunte condotte illecite, poste in essere dall’Amministrazione Pubblica presso cui lavora

Precisiamo che l’ordinamento italiano è munito di specifiche misure per tutelare i soggetti che decidono di denunciare illeciti all’interno delle organizzazioni pubbliche in cui prestano servizio, tra le quali rientrano anche le Scuole ai sensi dell’art. 1, comma 2 , D. Lgs 165/2001.

In particolare, tale tutela è prevista nell’art. 54-bis del D.Lgs 165/2001 “Tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti” e di conseguenza da una disposizione ad hoc inserita nelle “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”.

Con il termine inglese whistleblowing (segnalazione di un presunto illecito), si fa riferimento ad un sistema di prevenzione della corruzione introdotto, altresì, dalla Legge 6 novembre 2012, n. 190 “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella Pubblica Amministrazione”.

Legislazione e ANAC

Con la Legge 30 novembre 2017, n.179, è stata  rafforzata, poi, la tutela del dipendente  pubblico che, nell’interesse dell’integrità della Pubblica Amministrazione, segnala al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza o all’Autorità Nazionale Anticorruzione  (ANAC) o denuncia all’Autorità  giudiziaria ordinaria o a quella contabile, condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro.

Infatti, il dipendente pubblico segnalatore non può essere, sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito, o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro determinata dalla segnalazione. La denuncia, inoltre, è sottratta all’accesso documentale previsto dagli articoli 22 e seguenti della Legge 7 agosto 1990, n. 241.

Ricordiamo, inoltre, che in base all’art. 54 bis comma 6,del D.Lgs. 165/2001, qualora venga accertata, nell’ambito dell’istruttoria condotta dall’ANAC, l’adozione di misure discriminatorie da parte dell’Amministrazione Pubblica segnalata, fermi restando gli altri profili di responsabilità, l’ANAC applica al responsabile o al dirigente della struttura (nel caso della scuola al Dirigente Scolastico) una sanzione amministrativa pecuniaria che varia a seconda del caso.

A tale riguardo, importante risulta essere il chiarimento che pone in essere l’ANAC con la recente Delibera n. 717/2021 in quanto evidenzia che affinché ci siano i presupposti del potere sanzionatorio verso l’Amministrazione ci debba essere necessariamente il nesso di causalità tra la segnalazione del “whistleblower” e  la ritenuta misura ritorsiva.

L’Autorità Anticorruzione, con la delibera in esame, afferma il principio secondo il quale il dipendente che segnali presunte condotte illecite, poste in essere dall’Amministrazione presso cui lavora, e che per ragioni estranee alla segnalazione l’Amministrazione adotti nei suoi confronti un provvedimento disciplinare anche grave, non è tutelabile ai sensi dell’art. 54 bis comma 6, primo periodo, del D.lgs. 165/2001 in quanto non ci sono i presupposti per l’esercizio dei poteri sanzionatori di cui all’art. 54 medesimo.

Precisiamo che è a carico dell’Amministrazione Pubblica segnalata dimostrare che le misure discriminatorie o ritorsive, adottate nei confronti del segnalante, sono motivate da ragioni estranee alla segnalazione stessa. Al contrario, se viene dimostrato un “nesso di causalità” gli atti discriminatori o ritorsivi adottati dall’Amministrazione sono nulli. Inoltre, se il segnalante è stato, a motivo della segnalazione, licenziato deve essere reintegrato nel posto di lavoro ai sensi dell’articolo 2 del D. Lgs. 23/2015.

Riferimenti normativi

Legge 30 novembre 2017, n.179;

Decreto Legislativo 4 marzo 2015, n. 23;

Legge 6 novembre 2012, n. 190;

Le Decreto legislativo 2 luglio 2010, n.104;

Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n.165;

Legge 7 agosto 1990, n. 241:

Legge 24 novembre 1981, n. 689.

Agata Scarafilo