Scuole al freddo. Da Nord a Sud l’appello degli studenti

“Scuola al freddo a Genova, genitori riportano figli a casa”

“In classe c’è troppo freddo» Alunni col giubbotto al Medici”

“Scuole al freddo, la protesta”

“Scuole al freddo, in classe 13 gradi e termosifoni spenti”

Sono questi solo alcuni dei tanti titoli di giornale che in questi giorni stanno invadendo le nostre pagine scolastiche nazionali.

Frutto delle politiche di contenimento dei rincari dell’energia? Volontà di ripristinare elementi di sostenibilità che prevedano un minor impatto sull’ecosistema grazie a una utilizzazione più consona dei termosifoni e strumenti di diffusione del calore?

Qualunque sia la ragione, come anche stabilito dal D.Lgs 81/08, all’interno degli edifici scolastici la temperatura non dovrebbe mai superare i 22 gradi. Uno standard, adatto alla fisionomia corporea, si potrebbe pensare, se non fosse per il fatto che, in molti paesi italiani, soprattutto al Nord, questa considerazione non può non avere effetti negativi sul fabbisogno di studenti e insegnanti che, ogni giorno, restano spesso anche con i cappotti per il freddo avvertito.

Non solo al Nord, però, perché le proteste per le temperature che talvolta non raggiungono nemmeno i 18 gradi arrivano anche dal centro e dal sud Italia, giacché l’Unione degli studenti e la Rete della conoscenza segnalano disagi e contravvenzioni anche all’articolo del Dpr del 18 dicembre 1975, non rispettando così le temperature minime ammesse.

Bianca Chiesa, coordinatrice nazionale dell’Unione degli studenti si è infatti espressa in tal modo «Abbiamo ragione se riteniamo che le nostre aule gelide non siano luoghi consoni all’istruzione. Abbiamo un diritto. E mentre qualcuno ci continua a dire che non possiamo esercitarlo, noi continueremo a mobilitarci e scioperare per una scuola migliore, finanziata e che sia una priorità per il nostro Paese».

Qualunque siano le motivazioni, tra un termosifone rotto e una direttiva poco chiara o poco consona alle circostanze, fatto sta che la scuola dovrebbe essere, anche a livello fisiologico, un posto dove sentirsi “a casa” o, ancor di più, un posto dove poter stare al sicuro e protetti dall’esterno, e dunque anche dal clima che può fare ammalare.

Articolo a cura di Sara Barone

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