Scuola: storia dell’inclusione scolastica in Italia

Scuola: storia dell’inclusione scolastica in Italia

Dopo le esternazioni del candidato leghista Vannacci riguardo alle classi separate per capacità degli alunni, ripercorriamo insieme gli enormi passi in avanti fatti dalla scuola italiana a proposito di inclusione.

Il processo inclusivo degli alunni con disabilità è stato lungo e impervio.

La rivalutazione della sfera della disabilità in quanto parimenti meritevole di attenzione e di un percorso personalizzato di studi ha avuto bisogno dell’intervento di menti brillanti che hanno assolutamente cambiato il modo di concepire le diversità.

Maria Montessori, Howard Gardner, Stefania Guerra Lisi, sono solo alcuni dei nomi che hanno rivoluzionato la pedagogia del 900 e aiutato a costruire il moderno concetto di diversità come valore.

Tappe storiche del processo inclusivo

Possiamo dividere il processo inclusivo nella scuola italiana in 4 macrofasi: esclusione, separazione, integrazione, inclusione.

Fino al 1923 si parlava di esclusione, in quanto non era concessa agli studenti con disabilità la possibilità di frequentare gli istituti pubblici.

È solo con la riforma Gentile e con una successiva ratifica del 1928 che agli alunni con disabilità è concesso di frequentare gli istituti, ma in classi separate.

Per la precisione, per gli alunni con lievi ritardi sono adibite classi separate, mentre i disabili gravi sono situati in strutture a sé stanti.

Parliamo di separazione fino al 1960.

Fino a questo momento l’alunno con disabilità è percepito come un malato da affidare ad un maestro e come potenziale elemento di disturbo.

Con la legge del 31 dicembre del 1962 n.1859 sono create le classi di aggiornamento e le classi differenziali.

Ma è solo nel 1971 che incomincia a farsi strada il concetto di integrazione con la legge numero 118 che prevede l’obbligo per gli alunni disabili di frequentare le scuole comuni (ad eccezione dei disabili più gravi).

A favorire l’integrazione è il D.P.R. n 970 del 1975 che introduce la figura dell’insegnante di sostegno e, con la legge Falcucci del 1975 incomincia a farsi strada il concetto di inclusione.

Due anni dopo sono abolite le classi differenziali e si promuove la piena inclusione per tutti gli alunni tra i 6 e i 14 anni.

Gli alunni sono quindi in classe tutti insieme ma manca ancora una particolare forma d’attenzione alla disabilità.

Già negli anni 80 si cerca di superare il concetto di integrazione col decreto 262/1988 aprendo la strada alla legge 104 del 92 dove si sancisce il diritto all’istruzione e all’educazione nelle sezioni e nelle classi comuni per tutte le persone in situazione di handicap.

Il termine inclusione è definitivamente adottato con la dichiarazione di Salamanca del 94

È proprio nel con la dichiarazione di Salamanca che le cose iniziano veramente a cambiare.

La didattica diventa inclusiva, individualizzata e personalizzata.

Da questo momento sempre più misure saranno adottate per favorire il successo scolastico e personale degli alunni, costruendo percorsi individualizzati a seconda delle necessità del singolo studente.

Con l’ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health) nel 2001 è introdotto il concetto di diversità BioPsicoSociale superando l’idea di una disabilità solo medica.

Nel 2009 il Ministero dell’istruzione emana le linee guida per l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità, evidenziando il concetto di migliorare la qualità della vita degli alunni.

Con la legge 170 del 2010 è creata la legge a sostegno dei DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) e introdotto il PDP (piano didattico personalizzato).

Il decreto 27/12/2012 attenziona il concetto di BES (bisogni educativi speciali) e assicura come impedimento al successo formativo ogni forma di Svantaggio Sociale (difficoltà economiche, familiari, etc..).

Con il decreto n.66 del 2017 sono rielaborati e migliorati strumenti come il profilo di funzionamento, il Progetto individuale, il PEI (piano educativo individualizzato) e strutturati i GLI (Gruppo di lavoro per l’inclusione) e GLO (Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione).

Nel 2023 viene fornito un modello unico nazionale di PEI e nominato l’insegnante di sostegno a seconda delle specifiche abilità dell’insegnate per le esigenze dell’alunno.

Conclusioni

Tutto questo percorso, di cui abbiamo riportato per necessità di sintesi solo i passaggi più importanti, mostra chiaramente come sia stato fatto un costante progresso verso un’idea di inclusione che mira unire e non a dividere, che crede nella diversità e non provi a ghettizzarla; un processo naturale per la piena realizzazione della persona nel contesto scolastico e la piena realizzazione del diritto alla cittadinanza.

Articolo di Davide Bianco.

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