La docente di una scuola primaria di Roma avrebbe chiesto ai bambini di disegnare l’inferno popolato dai compagni di classe che vorrebbero vedere morti

Sgomento all’Istituto comprensivo Carlo Levi di Roma, dove una maestra avrebbe (il condizionale è d’obbligo) manifestato comportamenti “un po’ particolari”. Come dichiarato dalla preside dello stesso istituto, la docente avrebbe imposto agli alunni un peculiare compito in classe.

La docente – stando alle testimonianze – avrebbe chiesto agli alunni di seconda elementare di disegnare i gironi dell’inferno dantesco e, nello specifico, di disegnare all’interno del girone infernale quei compagni di classe che si vorrebbero vedere morti.

Sempre la stessa docente – poco dopo – si sarebbe appesa alle cordicelle che si trovano ai lati delle finestre al primo piano dell’istituto. Lo avrebbe fatto per cantare ai bambini alcuni versi del famoso 45 giri di Edoardo Vianello «Guarda come dondolo». Infine, avrebbe aggredito verbalmente un alunno disabile.

Questa imponente serie di denunce choc arriva dalla presidente del consiglio dell’Istituto comprensivo Carlo Levi. Tiziana Cagnazzo, rappresentante dei genitori, alla trasmissione radiofonica Gli inascoltabili di New Sound Level FM90, ha raccontato che la docente «da subito è stata protagonista di episodi un po’ particolari». Episodi preoccupanti, a seguito dei quali – continua la Cagnazzo – «Sono dovute intervenire anche le forze dell’ordine».

Simboli massonici e “frasi senza senso”

Tra i fatti più eclatanti riportati dalla rappresentante – come accennato – c’è quello in cui avrebbe «fatto disegnare ai bambini di seconda elementare i gironi dell’inferno chiedendogli di mettere all’interno i nomi dei compagni che avrebbero voluto vedere morti». In un’altra occasione, la stessa docente avrebbe addirittura «disegnato sulla lavagna dei simboli massonici e frasi senza senso».

Stando alle testimonianze della rappresentante dei genitori e della preside, l’istituto è venuto a conoscenza dell’accaduto «grazie alla prontezza dell’insegnante dell’ora successiva». Quest’ultima, appena entrata in classe, ha visto questi simboli assurdi e li ha fotografati.

La notizia si è diffusa rapidamente e non si è fatta attendere la presa di posizione delle istituzioni. Alle lamentele dei genitori, si sono aggiunte anche quelle della dirigente scolastica e di Paola Ilari, assessore alla Scuola del Municipio Roma III.

La dirigente scolastica, anche davanti alle forze dell’ordine, ha dichiarato – riferendosi alla docente attenzionata – che questo è «ciò che le passa il Miur» e che la reputi un’insegnante come gli altri. Secondo l’ufficio scolastico regionale, la dirigente poteva intervenire sin da subito bloccando la situazione. Stando a quanto dichiarato, lo avrebbero già fatto altri dirigenti in altri istituti, poiché questa docente sarebbe già stata allontanata da altri plessi in passato.

Come specificato dalla stessa Cagnazzo, però, «il problema non è questa docente, ma chi avrebbe dovuto impegnarsi un po’ di più per trovare una soluzione».

«C’è una sorta di scaricabarile», conclude amaramente la presidente del consiglio d’istituto.


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