Riforma della formazione degli insegnanti

Articolo a cura della DSGA Paola Perlini

Ecco la prima bozza di riforma che, così come vuole il PNRR, deve arrivare in porto entro giugno.

Il decreto, messo a punto dei ministeri all’Istruzione e all’Università, sarà presentato ai sindacati della scuola dal ministro Patrizio Bianchi che ha mantenuto la promessa già fatta: i concorsi saranno annuali.

L’obiettivo è arrivare entro il 2024 a 70mila immissioni in ruolo l’anno.

La formazione iniziale

La bozza di decreto prevede un percorso unitario di formazione, selezione e prova. L’obiettivo è quello di accertare competenze culturali e disciplinari. Competenze “proprie della professione docente” (pedagogiche, relazionali, organizzative, tecnologiche), la “capacità di progettare percorsi didattici flessibili e adeguati al contesto scolastico”.

Alle università è demandato il compito della formazione iniziale. La laurea magistrale o a ciclo unico e, in aggiunta, 60 crediti (ora sono 24), metà dei quali di un tirocinio diretto presso le scuole e di uno indiretto con prova finale, ovvero una lezione simulata.

I 60 crediti potranno essere acquisiti durante la magistrale o negli ultimi due anni della laurea a ciclo unico. Essi valgono l’abilitazione. Dal punto di vista dello studio (teorico e pratico) pesano metà percorso di una magistrale, che è di 120.

Abilitazione all’insegnamento

L’abilitazione all’insegnamento nelle scuole secondarie di primo e secondo grado – recita la bozza di decreto – “si consegue a seguito dello svolgimento del percorso universitario di formazione iniziale di almeno 60 crediti formativi universitari o accademici. Del superamento, inoltre, presso i centri universitari di cui all’articolo 3, della prova finale del suddetto percorso”.

Il concorso

I concorsi saranno banditi ogni anno, sul modello di quelli della pubblica amministrazione.

Un’unica prova scritta con più quesiti a risposta multipla. La prova, che pesa al massimo 100 punti ed è superata da chi ne consegue almeno 70, l’orale e la valutazione dei titoli.

Tre le strade per accedere al concorso nazionale, su base regionale (o interregionale).

Presentarsi al concorso già abilitati (con 60 Crediti formativi conseguiti durante gli studi): una scelta che dà il vantaggio di avere un punteggio in più nella selezione.

Conseguire 30 crediti, 15 di tirocinio, presentarsi al concorso e, se lo si passa, completare l’acquisizione dei rimanenti 30 crediti, e dunque abilitarsi, nell’anno di prova.

Infine, la strada riservata ai precari storici, con almeno 36 mesi di servizio (anche non continuativi negli ultimi cinque anni): possono accedere direttamente al concorso.

La doppia graduatoria

Usciranno due graduatorie dei vincitori per ogni classe di concorso: la prima graduatoria con gli abilitati, la seconda con chi ha partecipato al concorso solo con i requisiti minimi.

I vincitori in possesso dell’abilitazione specifica sulla classe di concorso sono immessi in ruolo con precedenza, gli altri “collocati in posizione utile nella seconda graduatoria sono immessi in servizio con contratto a tempo determinato part-time nel limite dei posti vacanti e disponibili residui annualmente autorizzati”.

La scuola di alta formazione

Il decreto istituisce la Scuola di alta formazione del sistema nazionale pubblico per promuovere la formazione in servizio dei docenti in ruolo. Sarà guidata da un segretario nominato dal Ministro all’Istruzione.

Gli scatti di stipendio

Viene previsto un sistema di “progressione stipendiale accelerata”, parallela agli scatti di anzianità settennali che rimangono da contratto, per gli insegnanti che frequentano con profitto, superando periodiche prove valutative intermedie, percorsi di formazione e aggiornamento permanente selezionati e certificati dalla Scuola di alta formazione.

Il percorso di formazione e aggiornamento permanente è articolato in cinque gradi.

Il primo grado è conseguito al termine di una preparazione di durata quadriennale. Tutti i successivi gradi, dal secondo al quinto, durano cinque anni.

Ogni livello si conclude a seguito di una verifica finale collegata anche a una “valutazione del miglioramento dei risultati scolastici degli alunni degli insegnanti che accedono al percorso di formazione e aggiornamento”.

Non è chiaro su questo punto se saranno utilizzate le prove Invalsi che nemmeno sono su tutte le discipline.

Al raggiungimento di ogni livello di formazione scatta la progressione salariale prevista dalla contrattazione nazionale attualmente legata esclusivamente all’anzianità di servizio, recita ancora il testo.

Ma non c’è nessun riferimento alla copertura finanziaria per i nuovi “scatti” legati alla formazione e che sulla carta potrebbero coinvolgere tutti gli insegnanti, oltre 800mila.