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Reato portare i bambini non vaccinati a scuola dopo il provvedimento di sospensione

REATO PORTARE I BAMBINI NON VACCINATI A SCUOLA DOPO IL PROVVEDIMENTO DI SOSPENSIONE

Articolo della Dott.ssa Agata Scarafilo

Fra pochi giorni inizia la scuola e ancora una volta si ripresenterà il problema annesso agli obblighi vaccinali per tutti gli alunni, in particolare per quelli della Scuola dell’Infanzia, per i quali costituisce titolo d’accesso aver completato il ciclo vaccinale obbligatorio.

Questa volta però una recente sentenza della Cassazione, la sentenza n. 10241 (depositata in cancelleria il 23/03/2022), amplia ancora di più il problema spostando l’attenzione dalla rilevanza amministrativa alla rilevanza penale dell’inadempimento da parte dei genitori.

Il tema ancora una volta in discussione è il conflitto tra diritto individuale e interesse collettivo con una chiave di lettura, però, degli effetti scaturiti dal nuovo assetto normativo che preoccupa sia i genitori inadempienti che i dirigenti scolastici preposti a far rispettare la norma con l’ordine di sospensione (e non già cancellazione) della frequenza scolastica. Ma andiamo per gradi sottolineando innanzitutto che nella citata sentenza si evidenzia come il provvedimento di sospensione sia un atto doveroso e funzionale all’esecuzione di quanto stabilito dalla norma primaria e costituisce l’elemento necessario a garantire la sicurezza della frequenza scolastica degli altri alunni e la prevenzione dal rischio di contagio da malattie infettive.

Ricordiamo che i provvedimenti che sono dovuti ad adottare i dirigenti scolastici trovano fonte normativa nell’articolo 3, commi 1 e 3, del D.L. n. 73/2017, convertito nella Legge n. 119/2017. La previsione del dovere che incombe sui dirigenti scolastici, di richiedere all’atto di iscrizione del minore, ai genitori esercenti la responsabilità genitoriale, la presentazione del certificato comprovante l’esecuzione delle vaccinazioni obbligatorie, quale requisito di accesso alla scuola, postula il conseguente esercizio del potere di escludere (tramite provvedimento motivato) l’ammissione del medesimo minore se i genitori non abbiano adempiuto alla prescrizione di comprovare il possesso del requisito, e a cui la legge subordina la frequentazione scolastica.

La sentenza in questione è importante perché la rilevanza penale non scaturisce di per sé nell’aver contravvenuto all’obbligo vaccinale perché, come già giustamente aveva esposto il GIP, la mancata presentazione della documentazione vaccinale comporta a carico dei genitori soltanto una sanzione pecuniaria per la violazione amministrativa e la possibilità eventualmente che possano essere disposti accertamenti sulla loro capacità genitoriale.

Eppure ciò che fa cambiare l’ottica della questione è il provvedimento inibitorio del dirigente scolastico (comma 3, articolo 3 del DL 73/2017). Infatti, tale provvedimento di sospendere dalle lezioni dei minori di Scuola dell’Infanzia in assenza della documentazione vaccinale equivale ad un ordine dell’autorità e dunque la sua inosservanza ha rilevanza penale.

La Cassazione evidenzia come lo stesso D.L. n. 73/2017 afferma che la presentazione della documentazione vaccinale costituisce per la scuola dell’Infanzia requisito di accesso. Inoltre, c’è da precisare che il carattere di “ordine dell’autorità“, del provvedimento inibitorio del dirigente scolastico, discendente dalla norma primaria e non dalle circolari che lo hanno espressamente previsto (circolare MIUR n. 1622 del 1/9/17 e circolare n. 25233 del 1/9/17 del Ministero della Salute).

Nella sentenza si evidenza che la sospensione è un provvedimento doveroso perché imposto dalla legge e non mira a sanzionare un inadempimento di natura formale, ma a tutelare la salute della comunità scolastica (Corte Costituzionale n. 5 del 2018).  

La Cassazione afferma, insomma, che non vi è ragione per negare la tutela penale come reato prevista dall’art. 650 del Codice Penale

Infatti, il provvedimento inibitorio della frequenza scolastica adottato dal dirigente scolastico per il mancato adempimento vaccinale nella Scuola dell’Infanzia costituisce un ordine dell’autorità: per cui la sua inosservanza integra il reato contravvenzionale previsto dall’articolo 650 del Codice penale. In pratica, stando all’interpretazione recata con la sentenza n. 10241 (vedasi anche sentenza della Cassazione n. 2885/2022), i genitori commettono un “reato” non una mera violazione amministrativa se accompagnano alla Scuola dell’Infanzia il proprio figlio “sospeso” dalla frequenza perché rifiutano di sottoporlo alle vaccinazioni obbligatorie.

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