Le meraviglie di Procida hanno ispirato opere destinate all’eternità: da Troisi a Elsa Morante a Lamartine, ripercorriamo insieme i capolavori che tra ottocento e novecento hanno visto Procida protagonista.

Il postino (1994)

Massimo Troisi, morto giovane eppure immortale. L’attore che ha colto il peso di un’eredità artistica senza tempo, integrandola e rielaborandola, ha scelto Procida come teatro in cui rappresentare il suo ultimo atto. Il Postino è l’ultimo miracolo di Troisi, recitato in condizioni cagionevoli: un cuore di cristallo che ha retto fino al termine delle riprese, per poi andare in pezzi.

Uno strano scherzo del destino: la trama del film vede la morte finale del protagonista, il postino Mario. L’amore per Beatrice (Mariagrazia Cucinotta) pervade tutta la pellicola ed è lo sprone che spinge il postino alla poesia e a consolidare il legame con uno scrittore eterno: Pablo Neruda (Philippe Noiret).

Massimo Troisi e Philippe Noiret in una scena del film

L’isola di Arturo (1957)

Elsa Morante nell’Isola di Arturo popola Procida di miti e leggende che fioriscono nella fantasia del giovane Arturo, incantato a guardare il mare dalla costa o pescare personaggi fantastici dai suoi romanzi. Cresciuto senza genitori (la madre si è spenta dandolo alla luce, a cui è seguita la partenza del padre che solo sporadicamente torna a trovarlo), Arturo identifica negli eroi delle sue letture il padre assente, per cui nasce un’ammirazione totale che sconfina in un amore devoto. Ma la realtà è ben diversa e Arturo lo scoprirà a sue spese.

Graziella (1852)

Infine Alphonse de Lamartine, che durante il suo primo viaggio in Italia si innamora di una giovane isolana, e dà vita a “Graziella” in cui narra più o meno fedelmente l’esperienza vissuta. I giovani vivranno un amore tormentato e l’intreccio porterà poi alla separazione forzata dei due (il protagonista dovrà partire per la Francia); Graziella poco dopo in una lettera gli rivelerà il destino di morte che la attende.

Temi, luoghi e curiosità su Procida

Amore e morte quindi, percorrono le vie di quest’isola incantata. Per non sopperire a questo destino forse bisogna partire, come fa Arturo che entra nell’arma e vede Procida rimpicciolirsi mentre si allontana in barca.

È questo che Procida offre a chi cerca di fotografarla, di immortalarla in un gesto artistico.

La vita che si dipana davanti agli occhi: è un postino che sdrucciola tra Pozzo Vecchio e Marina Corricella consegnando lettere grezze che, modellate dal genio, si trasformano in poesia: “La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve“;

è la penna di Elsa Morante che dai giardini in fiore dell’albergo “El Dorado” segue il suo Arturo muoversi nel porto incontaminato o tra le armonie di palazzo d’Avalos sulla collina della Terra Murata. E allora la statua del Cristo dei pescatori del romanzo diventa chiaro riferimento all’icona del Cristo Crocefisso nei pressi del porto, conosciuto anche come Cristo dei pescatori; e la chiesa citata nel romanzo è sicuramente, seppure il nome non venga citato, la chiesa di Santa Maria della Pietà e di Giovanni Battista che domina la piazza principale;

è Graziella che, mano nella mano con Alphonse scende le stradine scoscese dell’isola fino alla spiaggia di Marina Grande e che, con i suoi occhi neri e le lunghe trecce, diventa l’immagine della tipica donna procidana. Graziella entra nella storia di Procida al punto che al ricorrere annuale della sagra del mare, si elegge la Graziella, ovvero la ragazza procidana che meglio rappresenta la Graziella di Lamartine.

Procida è…

Procida è una malattia da cui non si guarisce ma, citando Troisi: “Don Pablo mi sono innamorato” “Bene, non è molto grave, c’è rimedio” “No Don Pablo, che rimedio, io non voglio guarire, io voglio stare malato“.