Un salto nell’epica e nel mito diventa occasione per ricordare l’immenso patrimonio storico e culturale che porterà il presidente Mattarella a tagliare il nastro a Procida capitale della cultura 2022

Camminare per Procida significa inciampare nelle orme dei Giganti. Ricalcare i passi di Enea spronato dal calamo virgiliano e rivivere le ostilità che hanno contrapposto flotte di angeli immacolati a ciurme di pirati sanguinari.

Poggiando le piante sui sassolini dell’isola si viene assaliti da un’ebrezza mistica. Come se il vento muovesse dal passato e portasse all’orecchio in celeri sussurri l’epica millenaria di cui Procida è stata protagonista.

Le origini del nome

Diverse versioni stanno all’origine del nome Procida:
La prima ricostruzione diffusa dall’abate Marcello Scotti nel 1700 fa derivare la parola da pro-cyma (storpiatura di un termine aramaico) che starebbe a significare ” prossima a cuma” identificandone quindi la posizione geografica; con cuma si intende la cima di Capo Miseno.

Una seconda teoria, di stampo greco, fa derivare il nome da pròkeitai: “giace”, a ragione della conformazione del territorio che fa apparire l’isola distesa sulle acque.

O ancora, il nome potrebbe affondare le sue origini nella parola greca “proikeein” ovvero profusa, in quanto sorta dal mare direttamente dalle viscere della terra in seguito alle forti attività sismiche e vulcaniche che colpivano il territorio.

Sulle tracce di Enea

Dionigi di Alicarnasso, imbattutosi nell’Eneide di Virgilio, diffonde una ricostruzione secondo cui Enea, in viaggio verso l’Italia e dopo innumerevoli peripezie, viene colpito da una sventura: la morte di Procida, sua storica nutrice.

Davanti all’incendio di Troia, Enea portava sulle spalle il padre Anchise e perdeva per sempre sua moglie Creusa, ma forte del sostegno di Procida e dei suoi compagni, riesce a ideare un piano per mettere in salvo i presenti.

Paolo FarinatiIncendio di Troia: Enea e Anchise

Enea vuole ricordare Procida dando il suo nome all’isola in cui decide di seppellirla nei pressi di Vivara.

La Gigantomachia

La battaglia tra dei e giganti raccontata nella Gigantomachia si sarebbe svolta a largo delle coste di Capo Miseno.

Dopo uno scontro feroce e la conseguente vittoria degli Olimpici, i giganti furono severamente puniti: Alcioneo schiacciato dal peso del Vesuvio, Tifeo giacente sotto l’isola d’Ischia, e in ultimo Mimante gravato dalle spiagge di Procida, dove ancor oggi, se si presta attenzione, è possibile carpirne il grido di dolore.

San Michele Arcangelo

Lo scontro tra Barbarossa e San Michele Arcangelo è tra i racconti più noti e suggestivi ad abitare il folclore isolano.

Nel 1500, sotto Alfonso d’Avalos, Procida era spesso vittima di saccheggi e scorribande da parte dei pirati saraceni.

Nel 1535 Barbarossa approdò sulle coste procidane e mise a ferro e fuoco la città.

Il noto ribaldo fece razzie di provviste e di tesori. Gli abitanti impotenti si rivolsero allora a San Michele Arcangelo che ascoltò le loro preghiere.

Il santo scese dal cielo impugnando la sua spada infuocata, e, armato dei suoi dardi incandescenti, scaraventò sugli invasori tutta la sua ira.

Barbarossa di fronte al prodigio abbandonò di corsa l’isola con tutti i suoi uomini: Procida era salva.

In segno di gratitudine I procidani dedicarono a San Michele l’abbazia che domina la Torre Murata.

All’interno dell’abbazia è possibile bearsi dell’opera del pittore Nicola Russo: ” San Michele Arcangelo scaccia i saraceni da Procida“.

Nicola Russo, San Michele Arcangelo scaccia i Saraceni da Procida, Nicola Russo

La cerimonia d’inaugurazione di Procida capitale della cultura 2022

Sabato 9 aprile ci sarà finalmente la cerimonia d’inaugurazione di Procida capitale della cultura 2022 a cui presenzierà il presidente della repubblica Sergio Mattarella, che darà ufficialmente il via ai 150 eventi culturali spalmati da aprile a dicembre.