PCTO – Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento: dallo studente al cittadino

PCTO – Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento: dallo studente al cittadino

La Dott.ssa Rosa Cilio oggi approfondisce la tematica:
“PCTO – Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento: dallo studente al cittadino”.

Il suo contributo è orientato ad un’analisi qualitativa dei percorsi, che nascono come Alternanza Scuola-Lavoro, introdotta in Italia con il Decreto Legislativo 77 del 2005 e diventata obbligatoria con la Legge 107, la Buona Scuola.

La legge di bilancio del 2019, n°145, ha poi cambiato nome e struttura all’Alternanza diventata da allora PCTO.

Il concetto di base tuttavia, pur nella mutata forma, resta lo stesso e cioè rendere completo il percorso di studi vivendo una fase di formazione presso un’impresa o vari Enti e Associazioni, anche all’estero.

Il monte ore, ridotto rispetto alla Legge 107, ora è così strutturato: 210 ore per gli istituti professionali, 150 per gli Istituti tecnici, e 90 per i licei.

La finalità del programma è quella di consentire lo sviluppo delle competenze trasversali al fine di raggiungere una maggiore consapevolezza sulle scelte inerenti il proprio sviluppo personale nell’ambito del percorso curricolare dello studente.

Altra grande peculiarità dei percorsi è la personalizzazione che va fatta in relazione alle possibilità del singolo, degli studenti con bisogni educativi speciali e di coloro in situazione di disabilità accertata.

In questo importante segmento, presente nelle scuole secondarie superiori, sono coinvolti i dipartimenti disciplinari e varie figure di docenti, anche innovative, rispetto al passato.

Infatti le nuove figure dei docenti Tutor e Orientatori sono importantissime per migliorare ancora le possibilità offerte agli studenti da questi periodi di vita scolastica vissuta quasi come un lavoratore dei vari settori di studio.

Presentazione della Dott.ssa Paola Perlini.
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Contributo della Dott.ssa Rosa Cilio.

PCTO – Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento: dallo studente al cittadino

Un’attività cardine della scuola secondaria di secondo grado per l’orientamento sono i PCTO, ovvero Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento, che nascono come Alternanza Scuola-Lavoro, percorso introdotto in Italia con il Decreto Legislativo 77 del 2005 e diventato obbligatorio con la Legge 107, la Buona Scuola, e divenuti PCTO con la legge di bilancio del 2019 n°145.

Il concetto di base resta lo stesso e cioè rendere completo il percorso di studi vivendo una fase di formazione presso un’impresa o un ente territoriale.

Cambiano però le modalità di svolgimento, con una riduzione del monte ore, che diventano 210 per gli istituti professionali, 150 per gli Istituti tecnici, e 90 per i licei.

E muta la finalità del programma che diviene quella di consentire lo sviluppo delle competenze trasversali al fine di raggiungere una maggiore consapevolezza sulle scelte inerenti il proprio sviluppo personale; questo significa includere una dimensione curricolare, una dimensione esperienziale ed una orientativa.

Personalizzare i percorsi è essenziale anche all’interno dello stesso gruppo classe, in quanto si deve tenere conto delle peculiarità del singolo, degli studenti con bisogni educativi speciali e di coloro in situazione di disabilità accertata.

I PCTO infatti possono anche realizzarsi all’estero, pertanto la realizzazione deve avere la caratteristica della flessibilità in un quadro normativo ben definito.

Coinvolti in questi percorsi sono i dipartimenti disciplinari che devono garantire la coerenza con il PTOF, il Comitato Tecnico Scientifico e in primis il Consiglio di Classe che seleziona la competenza da sviluppare, cura i rapporti con le famiglie, documenta le tappe del percorso e li valuta.

Il riferimento ai PCTO è contenuto nel patto di corresponsabilità sottoscritto dallo studente e dalle famiglie all’atto dell’iscrizione.

Per le attività svolte nelle strutture ospitanti la progettazione segue gli orientamenti della Carta dei Diritti e dei Doveri degli studenti impegnati nei percorsi.

Centrale è la presenza del tutor interno, designato dall’Istituzione Scolastica che fa da ponte tra la scuola e l’impresa, assiste lo studente, sostenendolo in caso di criticità; un’altra figura centrale è quella del tutor esterno, che è il punto di riferimento per gli studenti in azienda, e svolge un’attività formativa rapportandosi costantemente con il tutor interno.

Questo concetto rimanda ad una teoria molto fervida, descritta da un autore caro al mondo della formazione, Lev Vygotsky, il quale nel definire il concetto di “zona di sviluppo prossimale” ovvero quella differenza tra ciò che un alunno o uno studente può fare da solo e ciò che invece riesce a fare con l’aiuto del docente, sottolinea quanto l’interazione tra la figura di docente e discente sia decisiva per un buon risultato.

La valutazione dei PCTO non tiene solo conto del risultato finale ma di tutto il processo dando importanza all’acquisizione delle competenze trasversali, attribuendo valore agli aspetti caratteriali e motivazionali.

Gli strumenti utilizzati sono le rubriche, i diari, il portfolio digitale, le schede di osservazione.

Ovviamente ha una grande rilevanza l’osservazione svolta dai tutor che influisce sul risultato finale ma che comunque viene fatta dai docenti del Consiglio Di Classe e influisce sul comportamento e sul voto finale.

Le attività di questi percorsi costituiscono credito e il rilascio di attestati di frequenza; esse sono certificate e inserite nel curriculum dello studente, il quale si allega al diploma.

Una delle principali caratteristiche di questa attività è che va a colmare il gap formativo che c’è tra lavoro e mondo accademico, apre il mondo della scuola all’esterno trasformando il concetto di apprendimento in educazione permanente, definita “Lifelong Learning”, consegnando pari dignità alla formazione scolastica e al mondo del lavoro.

Alla base di tutto c’è il concetto indissolubile di sapere e di saper fare per essere persona e cittadino.

Questi percorsi sono, inoltre, un’opportunità per le imprese e gli enti territoriali che possono investire in capitale umano e accreditarsi come enti di formazione.

I percorsi si sviluppano negli ultimi tre anni esaurendo il 50% del monte orario preferibilmente nella classe quarta.

Si realizzano sia dentro la scuola con attività che preparano gli studenti all’attività in azienda come attività di orientamento e incontri formativi con esperti esterni, sia nell’impresa scelta dall’Istituzione Scolastica selezionata sul territorio, con la quale instaura accordi pluriennali.

I fondamenti etici dei PCTO sono il diritto allo studio (Art. 34 C.I. ) diritto al lavoro (Art. 4 C.I.) la reciprocità e la complementarietà dei due diritti.

Essenziale in questo percorso è il concetto di Life Skills, letteralmente “abilità di vita”, che sono dunque un insieme di abilità cognitive, sociali, emotive e relazionali che permettono ad ognuno di svilupparsi sia sul piano individuale che sociale attraverso la dimensione operativa del fare, interagendo con competenza nel processo di apprendimento permanente che comincia a scuola e si evolve lungo il percorso della vita (Lifelong Learning), in linea con i mutamenti della società.

Possiamo raggrupparle in tre macroaree:

  • emotiva: imparare ad essere;
  • relazionale: imparare a vivere insieme;
  • cognitiva: imparare a sapere.

Il progetto Life Skills dell’OMS, nasce nel 1994 con l’idea di promuovere il benessere psico-sociale di tutti i soggetti in età evolutiva, attraverso una serie di competenze trasversali coinvolte nella regolazione emotiva e nelle relazioni sociali.

Si cerca in ogni contesto educativo di seguire le linee guida del programma Life Skills Education, il quale riassume un elenco con dieci competenze:

  • Decision-making: la capacità di prendere decisioni in modo consapevole ed efficace in diversi contesti della vita quotidiana, riflettendo sulle conseguenze delle scelte elaborate.
  • Problem-solving: saper trovare soluzioni e risolvere i problemi della vita  quotidiana.
  • Creatività:esplorare idee originali e alternative.
  • Senso critico: analizzare informazioni, situazioni, esperienze in  modo oggettivo, valutare vantaggi e svantaggi.
  • Comunicazione efficace: comunicare a livello verbale e non verbale in modo efficace nel quotidiano del proprio contesto culturale.
  • Gestione delle relazioni interpersonali: interagire in modo positivo con gli altri, alfine di  mantenere relazioni significative sia con i pari che in ambito familiare.
  • Autocoscienza: autoconsapevolezza di sé, della propria personalità, dei propri punti di forza e di debolezza.
  • Empatia: intesa come capacità di “mettersi nei panni degli altri” e di comprenderli.
  • Gestione delle emozioni: riconoscere e gestire le proprie emozioni e quelle altrui, comprendere come le emozioni possano influenzare i comportamenti, gli aspetti cognitivi, le interazioni e le relazioni.
  • Gestione dello stress: riconoscere i fattori di stress e ciò che provoca stati tensivi e regolarsi alfine di regolarli, sia tentando di modificare tali fattori nell’ambiente, sia regolando i propri stati di tensione.

È giusto accennare anche il discorso della valutazione rispetto ai PCTO.

In una valutazione centrata sulle competenze bisogna proporre agli studenti compiti significativi che si aggancino ai loro contesti di vita e in cui possano dimostrare una padronanza.

Il compito di realtà o autentico è, infatti, un compito dato agli studenti per valutare la loro abilità nell’applicare una conoscenza e, nello stesso tempo, la loro capacità nel confrontarsi con il mondo reale.

Si utilizzano rubriche di autovalutazione per gli studenti e rubriche di valutazione degli apprendimenti per gli insegnanti.

La situazione del lavoro, è in assoluto il compito più autentico che ci possa essere.

Rispetto alla valutazione, un noto autore, Grant Wiggins, pedagogista statunitense, parla di “valutazione autentica” che mira ad accertare non solo ciò che uno studente ha già acquisito ma ciò che sa fare con le conoscenze che ha.

Questa teoria deriva da alcuni presupposti teorici molto innovativi:

  • La scuola deve avere come finalità quella di formare cittadini produttivi in grado di svolgere compiti significativi in contesti reali;
  • La scuola deve sostenere tutti gli alunni nell’apprendimento di competenze utili allo svolgimento di compiti autentici;
  • La scuola deve verificare se tutti gli studenti sono in grado di rispondere alle richieste del mondo reale.

Wiggins indica delle caratteristiche ben precise per parlare di valutazione autentica, innanzitutto questa deve essere realistica, cioè i compiti assegnati dovranno replicare i modi in cui le conoscenze e le abilità del discente sono controllate in situazioni reali;

richiede innovazione e giudizio, infatti gli studenti dovranno utilizzare fantasia e creatività nella soluzione dei problemi che si presentano svolgendo il compito assegnato;

simula il contesto lavorativo della vita professionale, infatti l’allievo deve sperimentare la situazione “lavoro”;

permette l’opportunità di praticare, ripetere e consultare risorse e avere feedback su di esse, oltre che perfezionare la prestazione e i prodotti.

La valutazione quindi mira a migliorare la prestazione degli studenti, permette di comprendere e correggere l’errore, di colmare il gap rilevato negli apprendimenti, di avanzare al livello successivo delle conoscenze e delle abilità.

In un Istituto alberghiero del napoletano, si è realizzato negli anni scorsi un PCTO che ha dato risultati molto significativi.

La scuola presentava tre articolazioni, enogastronomia, sala e vendita, accoglienza turistica.

Era già molto tempo che aleggiava una certa rivalità tra ragazzi appartenenti ad articolazioni differenti e, addirittura, fra classi della stessa articolazione.

Era una situazione atavica, senza grandi spiegazioni.

Il percorso si è realizzato in un grande albergo, dove ciascuno ha potuto mettere in pratica le conoscenze acquisite durante gli anni di studio, ma è chiaro che, a scuola le cose sono sicuramente diverse dal mondo del lavoro.

In sinergia con il tutor interno ed il Consiglio di Classe, il tutor esterno decise di approcciare ai ragazzi come se fossero già dipendenti della struttura.

Per quanto fossero tutti molto capaci e preparati, emersero svariate criticità.

Rispetto al rimprovero, all’agitazione e talvolta al crollo di un compagno, i ragazzi riscoprirono il senso di appartenenza al “corpo” scuola, un legame che fino ad allora era rimasto inesplorato o incastrato in stupide regole non scritte utili solo a profondere odio e separazione.

Sentirono tutti l’esigenza di proteggersi e sostenersi a vicenda in questo nuovo mondo da “lavoratori” e non più da studenti, crescendo e superando dinamiche infantili e imparando che generare unione, può essere l’unico modo per osteggiare le avversità.

Il significato di questa esperienza è molto profondo, in quanto è evidente che prima ancora di valutare il percorso per quanto sia stato professionalizzante, è possibile evincere che tutti gli studenti coinvolti sono cresciuti e migliorati in quelle famose competenze di cittadinanza che l’Agenda 2030 si aspetta di vedere già realizzate.

Prima il cittadino, poi l’alunno, lo studente o il discente che dir si voglia.

Un buon cittadino, può essere uno studente modello, potenzialmente; per lo studente modello, non ci sono garanzie sulle tematiche di cittadinanza.

Dare vita a dei PCTO strutturati in modo consapevole, adeguati alle esigenze del singolo studente, potrebbe essere un’ottima arma per accompagnare i ragazzi nella crescita come persone, cittadini, e professionisti del futuro.

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