Nuova disciplina del Whistleblowing nel settore pubblico con particolare riferimento alle istituzioni scolastiche

Nuova disciplina del Whistleblowing nel settore pubblico con particolare riferimento alle istituzioni scolastiche

Il Dott. Alberico Sorrentino oggi approfondisce il tema della “Nuova disciplina del Whistleblowing nel settore pubblico con particolare riferimento alle istituzioni scolastiche”.

L’istituto giuridico del Whistleblowing nel settore pubblico è stato introdotto in Italia dalla Legge 6 novembre 2012, n. 190, comunemente identificata come la legge “Anticorruzione”, adottata in attuazione degli obblighi convenzionali e delle raccomandazioni promananti dal contesto dell’Unione europea.

Il comma 51 dell’art. 1 della suddetta legge ha inserito, all’interno del D.Lgs. n. 165 del 30 marzo 2001 (Testo Unico Pubblico Impiego), l’art. 54 bis che prevede un regime di tutela del dipendente pubblico che segnala condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro.

Dal 30 marzo 2023 è entrato in vigore il D.Lgs. n. 24/2023 le cui disposizioni sono efficaci dal 15 luglio 2023.

Tale decreto costituisce la normativa di attuazione in Italia della Direttiva Europea n. 1937/2019 riguardante “la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione e recante disposizioni riguardanti la protezione delle persone che segnalano violazioni delle disposizioni normative nazionali” che, con particolare riferimento al settore pubblico, ha sostituito le disposizioni in materia di whistleblowing previste dall’art. 54 bis del TUPI.

Il D.Lgs. n. 24/2023 ha imposto all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) di adottare, entro tre mesi dalla sua data di entrata in vigore, le nuove Linee Guida relative alle procedure per la presentazione e la gestione delle segnalazioni esterne.

Le Linee Guida, approvate dal Consiglio di ANAC nell’adunanza del 12 luglio con la delibera n. 311/2023, sono consultabili al seguente indirizzo: https://www.anticorruzione.it/-/del.311.2023.linee.guida.whistleblowing

Il Whisteblowing rappresenta il sistema di protezione delle persone che segnalano violazioni di disposizioni normative nazionali o dell’Unione europea che ledono l’interesse pubblico o l’integrità dell’amministrazione pubblica mediante apposite procedure per la loro presentazione e gestione.

Tale sistema è preordinato alla tutela della persona fisica che effettua la segnalazione.

Chi segnala fornisce informazioni che possono portare all’indagine, all’accertamento e al perseguimento dei casi di violazione delle norme, rafforzando in tal modo i principi di trasparenza e responsabilità delle istituzioni democratiche.

Pertanto, garantire la protezione – sia in termini di tutela della riservatezza che di tutela da ritorsioni – dei soggetti che si espongono con segnalazioni, denunce o, come si vedrà, con il nuovo istituto della divulgazione pubblica, contribuisce all’emersione e alla prevenzione di rischi e situazioni pregiudizievoli per la stessa amministrazione o ente di appartenenza e, di riflesso, per l’interesse pubblico collettivo.

In questo interessante e completo contributo il Dott. Sorrentino prende in esame tutti i punti salienti della nuova normativa e di questo istituto così democratico concludendo con un caso emblematico.

Presentazione della Dott.ssa Paola Perlini.
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Contributo del Dott. Alberico Sorrentino.

Nuova disciplina del Whistleblowing nel settore pubblico con particolare riferimento alle istituzioni scolastiche

Premessa

Il decreto legislativo 10 marzo 2023, n. 24 recepisce nell’Ordinamento italiano la Direttiva (UE) 2019/1937 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2019, riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione.

Il whistleblowing rappresenta il sistema di protezione delle persone che segnalano violazioni di disposizioni normative nazionali o dell’Unione europea che ledono l’interesse pubblico o l’integrità dell’amministrazione pubblica mediante apposite procedure per la loro presentazione e gestione.

Tale sistema è preordinato alla tutela del whistleblower (“soffiatore di fischietto” secondo la traduzione letterale in italiano) e cioè della persona fisica che effettua la segnalazione.

Il presupposto dell’istituto è costituito dalla convinzione che colui che lavora per un’organizzazione pubblica o privata o è in contatto con essa nello svolgimento della propria attività professionale (è il caso ad esempio dell’esperto esterno) è spesso la prima persona a venire a conoscenza delle minacce o pregiudizi al pubblico interesse che si generano in tale ambito.

Chi segnala fornisce informazioni che possono portare all’indagine, all’accertamento e al perseguimento dei casi di violazione delle norme, rafforzando in tal modo i principi di trasparenza e responsabilità delle istituzioni democratiche.

Pertanto, garantire la protezione – sia in termini di tutela della riservatezza che di tutela da ritorsioni – dei soggetti che si espongono con segnalazioni, denunce o, come si vedrà, con il nuovo istituto della divulgazione pubblica, contribuisce all’emersione e alla prevenzione di rischi e situazioni pregiudizievoli per la stessa amministrazione o ente di appartenenza e, di riflesso, per l’interesse pubblico collettivo.

Tale protezione viene, ora, ulteriormente rafforzata ed estesa a soggetti diversi da chi segnala, come il facilitatore o le persone menzionate nella segnalazione, a conferma dell’intenzione, del legislatore europeo e italiano, di creare condizioni per rendere l’istituto in questione un importante presidio per la legalità e il buon andamento delle amministrazioni/enti.

Le principali novità contenute nella nuova disciplina sono:

  • la specificazione dell’ambito soggettivo con riferimento agli enti di diritto pubblico, a quelli di diritto privato e l’estensione del novero di questi ultimi;
  • l’ampliamento del novero delle persone fisiche che possono essere protette per le segnalazioni, denunce o divulgazioni pubbliche;
  • l’espansione dell’ambito oggettivo, cioè di ciò che è considerato violazione rilevante ai fini della protezione, nonché distinzione tra ciò che è oggetto di protezione e ciò che non lo è;
  • la disciplina di tre canali di segnalazione e delle condizioni per accedervi: interno (negli enti con persona o ufficio dedicato oppure tramite un soggetto esterno con competenze specifiche), esterno (gestito da ANAC) nonché il canale della divulgazione pubblica;
  • l’indicazione di diverse modalità di presentazione delle segnalazioni, in forma scritta o orale;
  • la disciplina dettagliata degli obblighi di riservatezza e del trattamento dei dati personali ricevuti, gestiti e comunicati da terzi o a terzi;
  • i chiarimenti su che cosa si intende per ritorsione e ampliamento della relativa casistica;
  • la disciplina sulla protezione delle persone segnalanti o che comunicano misure ritorsive offerta sia da ANAC che dall’autorità giudiziaria e maggiori indicazioni sulla responsabilità del segnalante e sulle scriminanti;
  • l’introduzione di apposite misure di sostegno per le persone segnalanti e il coinvolgimento, a tal fine, di enti del Terzo settore che abbiano competenze adeguate e che prestino la loro attività a titolo gratuito;
  • la revisione della disciplina delle sanzioni applicabili da ANAC e l’introduzione da parte dei soggetti privati di sanzioni nel sistema disciplinare adottato ai sensi del d.lgs. n. 231/2001.

Excursus normativo

L’istituto giuridico del Whistleblowing nel settore pubblico è stato introdotto in Italia dalla Legge 6 novembre 2012, n. 190, comunemente identificata come la legge “Anticorruzione”, adottata in attuazione degli obblighi convenzionali e delle raccomandazioni promananti dal contesto dell’Unione europea.

Il comma 51 dell’art. 1 della suddetta legge ha inserito, all’interno del D.Lgs. n. 165 del 30 marzo 2001 (Testo Unico Pubblico Impiego), l’art. 54 bis che prevede un regime di tutela del dipendente pubblico che segnala condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro.

La disciplina è stata poi integrata, una prima volta, dall’art. 19, comma 15, del D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito nella Legge 11 agosto 2014, n. 114 che, nel prevedere misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa, ha modificato il comma 1 dell’art. 54-bis trasferendo all’ANAC le funzioni del Dipartimento della Funzione Pubblica (DFP) in materia di prevenzione della corruzione, di cui all’articolo 1 della Legge 6 novembre 2012 n. 190.

Successivamente, l’art. 1, comma 1, della Legge 30 novembre 2017, n. 179

«Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato» ha sostituito integralmente l’art. 54-bis del D.Lgs. n. 165/2001 rubricato “Tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti”.

Dal 30 marzo 2023 è entrato in vigore il D.Lgs. n. 24/2023 le cui disposizioni sono efficaci dal 15 luglio 2023.

Tale decreto costituisce la normativa di attuazione in Italia della Direttiva Europea n. 1937/2019 riguardante “la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione e recante disposizioni riguardanti la protezione delle persone che segnalano violazioni delle disposizioni normative nazionali” che, con particolare riferimento al settore pubblico, ha sostituito le disposizioni in materia di whistleblowing previste dall’art. 54 bis del TUPI.

Il D.Lgs. n. 24/2023 (allegato alla presente trattazione) ha imposto all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) di adottare, entro tre mesi dalla sua data di entrata in vigore, le nuove Linee Guida relative alle procedure per la presentazione e la gestione delle segnalazioni esterne.

Le Linee Guida, approvate dal Consiglio di ANAC nell’adunanza del 12 luglio con la delibera n. 311/2023, sono consultabili al seguente indirizzo: https://www.anticorruzione.it/-/del.311.2023.linee.guida.whistleblowing.

Ambito Soggettivo: gli enti tenuti a garantire la tutela dei dipendenti autori di segnalazioni

È stato ampliato, rispetto alla precedente normativa, il novero degli enti del settore pubblico tenuti a predisporre canali di segnalazione ed attuare le misure di tutela per la persona che segnala e denuncia gli illeciti.

Enti del settore pubblico tenuti a rispettare la disciplina in materia di whistleblowing
Disciplina precedente(L. n. 179/2017 – LLGG ANAC n. 469/2021)Disciplina attuale (D.lgs. n. 24/2023)
Pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, co. 2, del d.lgs. n. 165/2001 ivi inclusi gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali (ad es. le Autorità di sistema Portuale) e di cui all’art. 3 del d.lgs. n. 165/2001Pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, co. 2, del d.lgs. n. 165/2001 ivi inclusi gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali (ad es. le Autorità di sistema Portuale) e di cui all’art. 3 del d.lgs. n. 165/2001
Autorità amministrative indipendentiAutorità amministrative indipendenti
Enti pubblici economiciEnti pubblici economici
Società in controllo pubblico ex art. 2, co. 1, lett. m) del d.lgs. n. 175/2016 anche se quotateSocietà in controllo pubblico ex art. 2, co. 1, lett. m) del d.lgs. n. 175/2016 anche se quotate
Società in house anche se quotateSocietà in house anche se quotate
Altri enti di diritto privato in controllo pubblico (associazioni, fondazioni e enti di diritto privato comunque denominati) ex art. 2-bis, co. 2, lett. c) del d.lgs. n. 33/2013Altri enti di diritto privato in controllo pubblico (associazioni, fondazioni e enti di diritto privato comunque denominati) ex art. 2-bis, co. 2, lett. c) del d.lgs. 33/2013
Società meramente partecipate ed enti di diritto privato, di cui all’art. 2-bis, co. 3, del d.lgs. n. 33/2013, fornitori di beni o servizi e che realizzano opere in favore dell’amministrazione pubblicaNOVITA’
Organismi di diritto pubblico Concessionari di pubblico servizio

Il nostro Ordinamento ha utilizzato la tecnica del rinvio per individuare il complesso delle Pubbliche Amministrazioni che hanno l’obbligo di farsi carico della protezione dei propri dipendenti che segnalano violazioni di: disposizioni normative nazionali o dell’unione europea consistenti in illeciti amministrativi, contabili, civili o penali che ledono l’interesse pubblico o l’integrità dell’amministrazione pubblica o dell’ente privato.

Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative.

Il bene giuridico tutelato è quello tipizzato nei reati contro la Pubblica Amministrazione ed è quindi rappresentato dal c.d. interesse della collettività ad una gestione della “pubblica amministrazione” sana, trasparente ed improntata al rispetto dei principi di legalità, imparzialità e buon andamento ai sensi dell’art. 97 Cost.

Le violazioni oggetto di segnalazione (comportamenti, atti o omissioni) devono essere legate da un nesso causalità con il contesto lavorativo pubblico in cui sono maturate ed in cui il dipendente le ha apprese.

La persona segnalante è quindi la persona fisica che effettua la segnalazione o la divulgazione pubblica di informazioni sulle violazioni acquisite nell’ambito del proprio contesto lavorativo.

Vi sono ricompresi, tra l’altro, tutti i soggetti che si trovino anche solo temporaneamente in rapporti lavorativi con l’amministrazione, consulenti, collaboratori a qualsiasi genere, tirocinanti, volontari, gli assunti in periodo di prova, nonché coloro che ancora non hanno un rapporto giuridico o il cui rapporto è cessato se, rispettivamente, le informazioni sulle violazioni sono state acquisite durante il processo di selezione o in altre fasi precontrattuali ovvero nel corso del rapporto di lavoro.

Il nuovo decreto dunque amplia notevolmente, rispetto alla precedente normativa, i soggetti cui, all’interno del settore pubblico, è riconosciuta protezione, anche da ritorsioni, in caso di segnalazione, interna o esterna, divulgazione pubblica e denuncia all’Autorità giudiziaria.

Volendo schematizzare

Soggetti tutelati del settore pubblico

Disciplina precedente (L. n. 179/2017 – LLGG ANAC n. 469/2021)

  • Dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, co. 2 e art. 3 d.lgs. n. 165/2001, rispettivamente con rapporto di lavoro di diritto privato o con rapporto di lavoro assoggettato a regime pubblicistico.
  • Dipendenti delle Autorità amministrative indipendenti.
  • Dipendenti degli enti pubblici economici.
  • Dipendenti società in controllo pubblico ex art. 2, co. 1, lett. m) del d.lgs. n. 175/2016 anche se quotate.
  • Dipendenti delle società in house anche se quotate.
  • Dipendenti di altri enti di diritto privato in controllo pubblico (associazioni, fondazioni ed enti di diritto privato comunque denominati) ex art. 2-bis, co. 2, lett. c) del d.lgs. n. 33/2013.

Disciplina attuale (D.lgs. n. 24/2023)

  • Dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, co. 2, e art. 3 d.lgs. n. 165/2001, rispettivamente con rapporto di lavoro di diritto privato o con rapporto di lavoro assoggettato a regime pubblicistico.
  • Dipendenti delle Autorità amministrative indipendenti.
  • Dipendenti degli enti pubblici economici.
  • Dipendenti di società in controllo pubblico ex art. 2, co. 1, lett. m) del d.lgs. n. 175/2016 anche se quotate.
  • Dipendenti delle società in house anche se quotate.
  • Dipendenti di altri enti di diritto privato in controllo pubblico (associazioni, fondazioni ed enti di diritto privato comunque denominati) ex art. 2-bis, co. 2, lett. c) del d.lgs. n. 33/2013.

Novità

  • Dipendenti degli organismi di diritto pubblico.
  • Dipendenti dei concessionari di pubblico servizio.
  • Lavoratori autonomi che svolgono la propria attività lavorativa presso soggetti del settore pubblico.
  • Lavoratori o collaboratori che svolgono la propria attività lavorativa presso soggetti del settore pubblico che forniscono beni o servizi o che realizzano opere in favore di terzi.
  • Liberi professionisti e consulenti che prestano la propria attività presso soggetti del settore pubblico.
  • Volontari e tirocinanti, retribuiti e non retribuiti, che prestano la propria attività presso soggetti del settore pubblico.
  • Azionisti (persone fisiche).
  • Persone con funzioni di amministrazione, direzione, controllo, vigilanza o rappresentanza, anche qualora tali funzioni siano esercitate in via di mero fatto, presso soggetti del settore pubblico.
  • Per tutti i suddetti soggetti, la tutela si applica anche durante il periodo di prova e anteriormente o successivamente alla costituzione del rapporto di lavoro o altro rapporto giuridico.

A tutti i soggetti sopra elencati dunque la tutela si applica non solo se la segnalazione, la denuncia o la divulgazione pubblica avviene in costanza del rapporto di lavoro o di altro tipo di rapporto giuridico, ma anche durante il periodo di prova e anteriormente o successivamente alla costituzione del rapporto giuridico.

Il decreto indica, infatti, che la tutela si estende:

  • quando i rapporti giuridici non sono ancora iniziati, se le informazioni sono state acquisite durante il processo di selezione o in altre fasi precontrattuali;
  • durante il periodo di prova;
  • o successivamente allo scioglimento del rapporto giuridico se le informazioni sulle violazioni sono state acquisite nel corso dello stesso rapporto giuridico (art. 3, co. 4).

La tutela è finalizzata alla protezione da ritorsioni ed è quindi estesa anche ai soggetti tipizzati dall’art. 3 comma 5 del Decreto in commento e cioè:

  • al facilitatore, ovvero lapersona fisica che assiste il segnalante nel processo di segnalazione, operante all’interno del medesimo contesto lavorativo e la cui assistenza deve essere mantenuta riservata”.

La norma, utilizzando il termine “assistenza”, fa riferimento a un soggetto che fornisce consulenza o sostegno al segnalante e che opera nel medesimo contesto lavorativo del segnalante.

A titolo esemplificativo, il facilitatore potrebbe essere il collega dell’ufficio del segnalante o di un altro ufficio che lo assiste in via riservata nel processo di segnalazione.

Il facilitatore potrebbe essere un collega che riveste anche la qualifica di sindacalista se assiste il segnalante in suo nome, senza spendere la sigla sindacale.

Si precisa che se, invece, assiste il segnalante utilizzando la sigla sindacale, lo stesso non riveste il ruolo di facilitatore.

In tal caso resta ferma l’applicazione delle disposizioni in tema di consultazione dei rappresentanti sindacali e di repressione delle condotte antisindacali di cui alla l. n. 300/1970.

Le segnalazioni ed il loro trattamento

Per segnalazione si intende la comunicazione scritta o orale di informazioni sulle violazioni.

La segnalazione può essere:

  • interna qualora la comunicazione, scritta od orale, delle informazioni sulle violazioni, sia presentata tramite il canale di segnalazione interna di cui all’articolo 4 del D.Lgs. n. 24/2023;
  • esterna nel caso in cui comunicazione, scritta od orale, delle informazioni sulle violazioni, sia presentata tramite il canale di segnalazione esterno di cui all’articolo 7 del decreto in parola.

Le segnalazioni, ai fini dell’applicazione al loro autore dell’istituto del whistleblowing e del sistema di tutele ad esso connesse, devono essere rispondenti a determinate caratteristiche, diversamente al segnalante non potrà accordarsi la tutela prevista dalla normativa in esame, e precisamente:

  • il segnalante deve rivestire la qualifica di “dipendente pubblico” o equiparato;
  • la segnalazione deve avere ad oggetto “condotte illecite”;
  • il dipendente deve essere venuto a conoscenza di tali “condotte illecite” “in ragione del proprio rapporto di lavoro”;
  • la segnalazione deve essere effettuata “nell’interesse all’integrità della pubblica amministrazione”;
  • la segnalazione deve essere inoltrata ad almeno uno delle quattro tipologie di destinatari indicati dal D.Lgs. n. 24/2023 (RPCT, ANAC, Autorità giudiziaria ordinaria o contabile).

In merito alla condotta illecita è bene rimarcare, quanto evidenziato dall’ANAC, e cioè che va valutata caso per caso, dando rilievo agli elementi oggettivi che emergono dal contesto della segnalazione.

Il contenuto del fatto segnalato, ad esempio, deve presentare elementi dai quali sia chiaramente desumibile una lesione, un pregiudizio, un ostacolo, un’alterazione del corretto ed imparziale svolgimento di un’attività o di un servizio pubblico o per il pubblico, anche sotto il profilo della credibilità e dell’immagine dell’amministrazione.

Per i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio che hanno un obbligo di denuncia, in virtù di quanto previsto dal combinato disposto dell’art. 331 c.p.p. e degli artt. 361 e 362 c.p., la segnalazione indirizzata al RPCT o ad ANAC non sostituisce, laddove ne ricorrano i presupposti, quella all’Autorità giudiziaria.

Si rammenta che l’ambito oggettivo degli artt. 361 e 362 c.p., disponendo l’obbligo di denunciare soltanto reati (procedibili d’ufficio), è più ristretto di quello delle segnalazioni effettuabili dal whistleblower che può segnalare anche illeciti di altra natura.

Resta fermo che, laddove il dipendente pubblico denunci un reato all’Autorità giudiziaria ai sensi degli artt. 361 o 362 c.p. e poi venga discriminato per via della segnalazione, potrà beneficiare delle tutele derivanti dalla misura ritorsiva descritta dall’art. 2, comma 1, lett. m) del D.Lgs. n. 24/2023 ai sensi del quale

“m) «ritorsione»: qualsiasi comportamento, atto od omissione, anche solo tentato o minacciato, posto in essere in ragione della segnalazione, della denuncia all’autorità giudiziaria o contabile o della divulgazione pubblica e che provoca o può provocare alla persona segnalante o alla persona che ha sporto la denuncia, in via diretta o indiretta, un danno ingiusto”;

Occorre, anche, ricordare che, coerentemente con quanto già previsto dall’abrogato art. 54 bis del D.Lgs. n. 165/2001, l’art. 12, comma 8, del D.Lgs. n. 24/2023 dispone espressamente che “La segnalazione è sottratta all’accesso previsto dagli articoli 22 e seguenti del- la legge 7 agosto 1990, n. 241, nonché dagli articoli 5 e seguenti del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33che disciplinano l’accesso civico semplice e generalizzato.

Tale misura di protezione è, quindi, specificamente finalizzata a prevenire il rischio di ritorsioni.

Infine va chiarito che se una segnalazione viene presentata al superiore gerarchico senza fare riferimento alla richiesta di tutela del whistleblower NON SI è in presenza di una segnalazione che rientra nell’area del whistleblowing, ma trattasi di una mera segnalazione, rivolta al Dirigente scolastico.

Il trattamento delle segnalazioni

Il trattamento dei dati contenuti nella segnalazione compete al Responsabile del trattamento ed è disciplinato dall’art. 13, comma 4, del D.Lgs. n. 24/2023 ai sensi del quale

I trattamenti di dati personali relativi al ricevimento e alla gestione delle segnalazioni sono effettuati dai soggetti di cui all’articolo 4, in qualità di titolari del trattamento, nel rispetto dei principi di cui agli articoli 5 e 25 del regolamento (UE) 2016/679 o agli articoli 3 e 16 del D.Lgs. n. 51/2018, fornendo idonee informazioni alle persone segnalanti e alle persone coinvolte ai sensi degli articoli 13 e 14 del medesimo regolamento (UE) 2016/679 o dell’articolo 11 del citato D.Lgs.n. 51/2018, nonché adottando misure appropriate a tutela dei diritti e delle libertà degli interessati”.

I soggetti del settore pubblico  e i soggetti del settore privato, sentite le rappresentanze o le organizzazioni sindacali di cui all’articolo 51, del D.Lgs. n. 81/2015, attivano ai sensi dell’articolo 4, del D.Lgs. n. 24/2023 i propri canali di segnalazione.

Tali canali devono garantire, anche tramite il ricorso a strumenti di crittografia:

  1. la riservatezza dell’identità:
    • della persona segnalante;
    • della persona coinvolta;
    • della persona comunque menzionata nella segnalazione.
  2. la riservatezza oggettiva e cioè:
    • del contenuto della segnalazione;
    • della relativa documentazione eventualmente allegata.

I canali di segnalazione

Le segnalazioni devono essere trasmesse attraverso i canali che i soggetti del settore pubblico sono tenuti ad istituire ed attivare, sentite le rappresentanze o le organizzazioni sindacali da individuare negli organismi di cui all’articolo 51, del D.Lgs. n. 81/2015 e cioè “… associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e … loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria”.

La scelta del canale di segnalazione non è più rimessa alla valutazione del whistleblower in quanto uno degli obiettivi fondamentali della legge è quello di favorire in modo prioritario l’utilizzo del canale interno e, quindi, è consentito di ricorrere alla segnalazione esterna solo nel caso in cui sussistano le condizioni di cui all’art. 6, del D.Lgs. n. 24/2023 e precisa mente:

  1. non è prevista, nell’ambito del suo contesto lavorativo, l’attivazione obbligatoria del canale di segnalazione interna ovvero questo, anche se obbligatorio, non è attivo o, anche se attivato, non è conforme a quanto previsto dall’articolo 4;
  2. la persona segnalante ha già effettuato una segnalazione interna ai sensi dell’articolo 4 e la stessa non ha avuto seguito;
  3. la persona segnalante ha fondati motivi di ritenere che, se effettuasse una segnalazione interna, alla stessa non sarebbe dato efficace seguito ovvero che la stessa segnalazione possa de- terminare il rischio di ritorsione;
  4. la persona segnalante ha fondato motivo di ritenere che la violazione possa costituire un peri- colo imminente o palese per il pubblico interesse.

Per quanto concerne il canale di segnalazione interna e le modalità di gestione occorre rifarsi alla disciplina contenuta negli articoli 4 e 5 del D.Lgs. n. 24/2023.

La gestione del canale di segnalazione deve essere affidata a una persona o a un ufficio interno autonomo dedicato e con personale specificamente formato per la gestione del canale di segnalazione;

in alternativa è possibile ricorrere all’affidamento, in presenza dei presupposti di legge, ad un soggetto esterno che dovrà ugualmente essere dotato di autonomia e dotato di personale specificamente formato.

Le segnalazioni sono effettuate in forma scritta, anche con modalità informatiche, oppure in forma orale.

Le segnalazioni interne in forma orale sono effettuate attraverso:

  • linee telefoniche o sistemi di messaggistica vocale;
  • un incontro diretto fissato entro un termine ragionevole.

Nel settore scolastico occorre partire dalla  Delibera n. 430/2016  del 13 aprile 2016, con cui l’ANAC ha approvato delle specifiche Linee guida in ambito scolastico rubricate in “Linee guida sull’applicazione alle istituzioni scolastiche delle disposizioni di cui alla legge 6 novembre 2012, n. 190 e al decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33” individuando nella figura del Direttore Generale dell’Ufficio scolastico regionale il Responsabile della prevenzione della corruzione per le Istituzioni scolastiche, a cui vanno inviate le segnalazioni di fatti (ritenuti illeciti) che configurano ipotesi di corruzione, limitatamente alle scuole autonome.

Tutto il personale scolastico dunque (docente, educativo, amministrativo tecnico e ausiliario) nonché dirigenziale che abbia assistito a fatti illeciti o omissivi, venuti a conoscenza in relazione allo svolgimento della propria mansione e/o ruolo può inviare una circoscritta segnalazione attraverso un apposito modello di segnalazione indicato dal Direttore Generale nel Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza nelle Istituzioni Scolastiche.

Per quanto riguarda il canale esterno, l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha previsto un apposito canale esterno di segnalazione mediante una procedura totalmente informatizzata, in grado di assicurare la tutela della riservatezza dell’identità del pubblico dipendente che effettua la segnalazione e/o denuncia.

Il servizio è accessibile in un’area dedicata del portale dell’ANAC nella sezione “Whistleblowing – Modulo per la segnalazione di condotte illecite ai sensi del decreto legislativo n. 24/2023” dal link diretto https://whistleblowing.anticorruzione.it/#/

Nel momento in cui viene registrata una segnalazione sul portale, viene generato un identificativo univoco che potrà essere utilizzato successivamente dal dipendente pubblico per “dialogare” con ANAC in modo anonimo, ed essere costantemente aggiornato sullo stato di lavorazione della pratica inviata.

È importante custodire tale codice identificativo, rilasciato all’atto di inoltro della segnalazione, in quanto, in caso di perdita o smarrimento, non potrà essere recuperato.

Sara cura dell’ANAC informare la persona segnalante sull’esitazione finale della segnalazione.

Ulteriore canale di segnalazione è la divulgazione pubblica a mezzo stampa o mezzi elettronici o ancora mezzi di diffusione di massa “social media o network” che sono in grado di raggiungere facilmente e rapidamente un elevato numero di persone, rendendo difatti di dominio pubblico le informazioni rilevate sulle presunte violazioni.

Infine, come ultimo canale, è sempre possibile esperire la denuncia diretta presso le Autorità giudiziaria ordinaria e/o contabile.

Il caso

Una sanzione pecuniaria di 5.000 euro è stata irrogata da ANAC con delibera N. 94 dell’8 marzo 2023 al dirigente scolastico di un istituto campano per aver adottato misure discriminatorie nei confronti di una professoressa del suo istituto che aveva denunciato illeciti all’interno della scuola.

L’Autorità Anticorruzione, che ha competenza diretta nei casi di whistleblowing, ha inoltre dichiarato nulli i procedimenti disciplinari firmati dal preside nei confronti della docente, accertandone la loro natura ritorsiva, e l’uso distorto della funzione esercitata di dirigente scolastico.

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