Il Decreto Sostegni-ter ha reintrodotto l’obbligo della revisione dei prezzi. Esso avrà natura temporanea e si applicherà a tutte le gare bandite o avviate dal 27.01.2022 fino al 31.12.2023. Con le modalità operative indicate nell’articolo 29

Tra gli elementi fondamentali che le Stazioni Appaltanti sono tenute a inserire nella documentazione di gara e nei contratti, ora c’è anche la clausola sulla revisione dei prezzi. A prevederlo, come elemento obbligatorio, è l’art. 29 del Decreto Legge 27 gennaio 2022, n. 4  c.d. “Decreto Sostegni-ter.

Con l’obiettivo di incentivare gli investimenti pubblici e far fronte alle ricadute economiche negative conseguenti alla pandemia e alla guerra in Ucraina, il citato decreto ha introdotto l’obbligo fino al 31/12/2023.

La previsione di clausole di revisione dei prezzi era da intendersi, sino al 27/01/2022, facoltativa per le gare avviate in vigenza del D.Lgs. 50/2016. Mentre era prevista come obbligatoria nel “vecchio codice” D.Lgs. 163 del 2006.

L’articolo 106, comma 1, lettera a), primo periodo del Codice dei contratti pubblici prevede. 

“… se le modifiche, a prescindere dal loro valore monetario, sono state previste nei documenti di gara iniziali in clausole chiare, precise e inequivocabili, che possono comprendere clausole di revisione dei prezzi.

Tali clausole fissano la portata e la natura di eventuali modifiche, nonché le condizioni alle quali esse possono essere impiegate. Facendo riferimento alle variazioni dei prezzi e dei costi standard, ove definiti. Esse non apportano modifiche che avrebbero l’effetto di alterare la natura generale del contratto o dell’accordo quadro.

Per i contratti relativi ai lavori, le variazioni di prezzo in aumento o in diminuzione possono essere valutate, sulla base dei prezzari di cui all’articolo 23, comma 7, solo per l’eccedenza rispetto al dieci per cento rispetto al prezzo originario. Comunque in misura pari alla metà.

Per i contratti relativi a servizi o forniture stipulati dai soggetti aggregatori, restano ferme le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 511, della legge 28 dicembre 2015, n. 208”.

Precisiamo che, nel recepire la normativa, anche l’Anac ha inserito nel “Bando tipo” le novità del  DL 4/2022.

Tuttavia, un distinguo va fatto tra la revisione prezzi negli appalti di “servizi” e “forniture” rispetto agli appalti di “lavori”.

Questo aspetto per le scuole è moto importante. Le si vede sempre più impegnate negli appalti derivati dai finanziamenti dei Fondi Europei e Regionali (FESR). Questi prevedono appalti non solo relativamente a forniture, ma anche afferenti lavori anche di natura infrastrutturali, un tempo di pertinenza unicamente degli enti proprietari degli immobili (Comune e Province).    

Infatti, l’articolo 29, co.1, lett. a del Decreto Sostegni-ter, rubricato “Disposizioni urgenti in materia di contratti pubblici”, prevede che:

a) è obbligatorio l’inserimento, nei documenti di gara iniziali, delle clausole di revisione dei prezzi previste dall’articolo 106, comma 1, lettera a), primo periodo, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, fermo restando quanto previsto dal secondo e dal terzo periodo del medesimo comma 1”.

Come è possibile verificare, il legislatore, a riguardo ai servizi e alle forniture, nulla prevede sulle concrete modalità di redazione della clausola, né su quali standard di variazione economica la stessa debba essere collegata.

Dunque, i parametri di valutazione vengono lasciati alla discrezionalità della Stazione Appaltante (nel nostro caso le Scuole).

L’appaltatore, a pena di decadenza, dovrebbe,  poi, presentare alla stazione appaltante l’istanza di compensazione.

Così, stando all’assenza di rifermenti precisi per i servizi e le forniture, sarebbe auspicabile per il mondo  Scuola, nella veste di stazione appaltate, di evitare contenziosi prevedendo delle clausole di revisione a monte, il più possibile chiare e precise.

Quando il Decreto Sostegni-ter tratta, invece, di appalti di lavori è molto più preciso.

Infatti, a tale riguardo, l’articolo 29 prevede che, in deroga all’articolo 106, comma 1, lettera a), quarto periodo del Codice. Le variazioni di prezzo dei singoli materiali da costruzione, in aumento o in diminuzione, siano valutate dalla stazione appaltante soltanto se tali variazioni risultino superiori al 5% (anziché 10% come previsto dall’art. 106) rispetto al prezzo. Rilevato nell’anno di presentazione dell’offerta. Anche tenendo conto di quanto previsto dal decreto del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. Di cui al comma 2, secondo periodo del medesimo articolo 29.

In tal caso si procede a compensazione, in aumento o in diminuzione, per la percentuale eccedente il 5% e comunque in misura pari all’80% (mentre l’art. 106 prevede il 50%) di detta eccedenza, nel limite delle risorse di cui al comma 7 dell’articolo 29 stesso.

C’è da aggiungere che la novellata disposizione rinvia a futuri decreti del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, che con cadenza semestrale, ossia entro il 31 marzo ed il 30 settembre di ciascun anno, effettuerà il calcolo delle variazioni percentuali dei singoli prezzi dei materiali da costruzione più significativi relative a ciascun semestre sulla base della metodologia di rilevazione definite dall’ISTAT entro il 27 aprile 2022 (comma 2).

Il meccanismo di compensazione viene attivato sempre dietro apposita istanza dell’appaltatore, proposta, questa volta, a pena di decadenza.

C’è da chiedersi: La revisione dei prezzi è per così dire illimitata per le Stazioni Appaltanti? Ebbene no.

Infatti, sono stati previsti dei limiti di finanza pubblica in capo alle Stazioni Appaltanti, che per far fronte alla revisione dei prezzi potranno far ricorso unicamente a somme appositamente accantonate per imprevisti, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, nonché alle eventuali ulteriori somme a disposizione della stazione appaltante per lo stesso intervento nei limiti della relativa autorizzazione annuale di spesa.

Le Stazioni Appaltanti potranno, altresì, utilizzare  le somme derivanti da ribassi d’asta, qualora non ne sia prevista una diversa destinazione sulla base delle norme vigenti.

di Agata Scarafilo