Memorizzare, immagazzinare, ricordare; una mini guida tra scienza e passione

Memorizzare, immagazzinare, ricordare; una mini guida tra scienza e passione

La Dott.ssa Rosa Cilio ci accompagna oggi nell’approfondimento di una tematica veramente avvincente non solo per il personale della scuola, ma per tutti e cioè:
“Memorizzare, immagazzinare, ricordare; una mini guida tra scienza e passione”.

La difficoltà di memorizzazione può rispecchiare un deficit organico nell’elaborazione delle informazioni, ma molto spesso si tratta della semplice mancanza di strategie per ricordarle.

La Dott.ssa Cilio ci fa conoscere approfonditamente nell’articolo le strategie mnemotecniche più efficienti:

  • Parola chiave: una parola nuova va collegata ad una parola chiave dal suono simile e di facile visualizzazione;
  • Parole-gancio: la parola gancio fa rima con nomi di numeri fungendo da loro sostituti. 
  • Immagini: sono utilissime per ricordare lettere o parole;
  • Lettere iniziali: con questa strategia si utilizzano le lettere iniziali delle parole da memorizzare per comporne altre più facili da ricordare o per apprendere liste di informazioni;
  • Chunking: per ricordare un numero lungo, ad esempio il numero di telefono 0815268942, è possibile scomporlo: 081 526 8942. E tante altre tecniche per poter ricordare numeri e altri dati.

Una delle condizioni essenziali però per ricordare, è certamente l’attenzione.

Essa infatti riveste un ruolo centrale nei processi di memorizzazione.

Un altro fattore determinante è il ritmo con il quale si presentano le informazioni.

Sappiamo da dati scientifici che il ritmo non deve essere né troppo lento né troppo veloce.

Un altro aspetto ancora da tenere presente è la valenza che hanno le emozioni ai fini dell’apprendimento e quindi le emozioni impattano significativamente sull’immagazzinamento dei dati a lungo termine;

una giusta quantità di emozioni può favorire un apprendimento di qualità.

La conclusione alla quale perviene l’autrice di questo interessante lavoro è la seguente:

”Sebbene è utile imparare a prendersi cura della memoria e della facoltà di memorizzazione fin dai primi anni di vita, è giusto che questo allenamento sia costante per tutto il corso della vita e, in particolar modo, nella terza età, quel tempo dove ‘la memoria diventa lo spazio in cui le cose accadono per la seconda volta’ (P. Auster); le strategie di memoria possono avere un discreto impatto e una grande valenza a tutte le età e in molti contesti”.

Presentazione a cura della Dott.ssa Paola Perlini.
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Contributo a cura della Dott.ssa Rosa Cilio.

Memorizzare, immagazzinare, ricordare; una mini guida tra scienza e passione

Il riscontro di un buon educatore si evince, in buona parte, dalla quantità e dalla qualità delle conoscenze che alunni e studenti sono capaci di immagazzinare e sfruttare, quindi è essenziale che imparino a ricordare per poi applicare.

Una buona parte di bambini e ragazzi riesce a sviluppare strategie di memorizzazione in modo autonomo, ma ci sono molti studenti che fanno fatica a ricordare le informazioni.

È chiaro che la difficoltà di memorizzazione può rispecchiare un deficit organico nell’elaborazione delle informazioni, ma molto spesso si tratta della semplice mancanza di strategie per ricordarle.

Sono stati evidenziati 10 elementi che sostengono il potenziamento della memoria:

  • mnemotecniche
  • ripetizione
  • emozioni
  • motivazione
  • attenzione
  • memoria di lavoro
  • ritmo di presentazione delle informazioni
  • immagazzinamento in memoria e recupero
  • rappresentazioni mentali

Per comprendere al meglio ciò che avviene dentro ciascuno di noi è importante conoscere la base fisiologica dei processi di memorizzazione.

Il linguaggio è collegato alla memoria attraverso i lobi parietali, mentre il sistema esecutivo, attraverso la memoria di lavoro, regge le informazioni, le aggiorna e le manipola; uno dei protagonisti principali di questo processo miracoloso, è l’ippocampo, il quale è deputato a consolidare i ricordi e inviarli nelle parti giuste degli emisferi affinché possano essere immagazzinati nella memoria a lungo termine.

Un nemico di queste sequenze è lo stress che compromette l’immagazzinamento a lungo termine delle informazioni da parte dell’amigdala.

Un ruolo centrale è quello della memoria primaria la quale libera risorse di elaborazione cognitiva per le attività fondamentali.

La memoria a breve termine detta anche memoria di lavoro, si occupa di conservare piccole quantità di dati per poco tempo, che se non sono  riutilizzati, vengono perduti, viceversa passano nella memoria a lungo termine, dove diventano stabili e durevoli nella rete delle connessioni neurali, tra i vari elementi di conoscenza presenti in essa;

un dato importante è il significato delle informazioni affinché possano essere immagazzinate nella memoria a lungo termine, la quale a sua volta riesce a conservare gli eventi di apprendimento quando essi sono distanziati nel tempo e non in rapida successione.

Ma cosa avviene quando è necessario recuperare un ricordo dalla memoria?

In realtà si verifica una concreta modifica della memoria stessa, in modo che quello specifico dato è più facile da recuperare nel futuro.

L’uso delle mnemotecniche favorisce il ricordo di contenuti specifici appresi in più contesti, ed esse sono utili per potenziare la memoria semantica.

Per poter utilizzare queste tecniche è indispensabile possedere alcune abilità di linguaggio, tra cui la lettura;

ciò le rende inappropriate nei casi di disabilità intellettiva grave, ma molto raccomandate nei casi di disturbi specifici dell’apprendimento, in quanto creano ponti tra le aree cognitive in cui gli studenti con DSA sono forti, come ricordare immagini e suoni, e quelle in cui sono relativamente deboli, come utilizzare nozioni e strategie in autonomia.

Strugg e Mastropieri nel lavoro “The effectiveness of mnemonic instruction for students with learning and behavior problems: an update and research synthesis” (2000), dimostrano come le strategie mnemoniche sono efficaci in quanto formano dei legami visivi e sonori tra stimoli e risposte.

Le strategie mnemotecniche più efficienti sono le seguenti:

  • Parola chiave: una parola nuova va collegata ad una parola chiave dal suono simile e di facile visualizzazione, ad esempio, se vogliamo che un gruppo di studenti ricordino la parola spagnola “erba” che significa pasto, scegliamo come parola chiave “pasta”. A questo punto, dovrebbe scattare l’immagine della pasta che cresce fuori dell’erba, alla richiesta del significato della parola erba.
  • Parole-gancio: la parola gancio fa rima con nomi di numeri fungendo da loro sostituti. Per ricordare che i colli di Roma sono sette, si può disegnare una città con 7 vette, la parola gancio per sette in questo caso è vette.
  • Immagini: sono utilissime per ricordare lettere o parole. Bambini che faticano a ricordare una specifica lettera, ad esempio la R, avranno meno difficoltà se associano ad essa il disegno della rana.
  • Lettere iniziali: con questa strategia si utilizzano le lettere iniziali delle parole da memorizzare per comporne altre più facili da ricordare o per apprendere liste di informazioni come ad esempio l’ordine dei pianeti rispetto alla distanza dal Sole: “Mangiare Verdura Tagliata Migliora Gradualmente Salute e Umore Nelle Persone”. L’impiego di questa tecnica è molto valido anche per la memorizzazione di strategie sociali; di particolare interesse sono tre strategie, la prima chiamata FAST: freeze and think, Alternatives, Solution, Try it, utile in tutte quelle occasioni nelle quali gli studenti devono risolvere problematiche interpersonali; la seconda è la strategia ACCA: Adesso fermati, Concentrati sulla persona, Chiedi chiarimenti se non hai capito qualcosa e dai una risposta Appropriata; la terza è la strategia SLAM: Stop whaterver you’re doing, Look the person in the eye, Ask the person questioni if you don’t understand what he/she means, Make an appropriate response to the person, impiegata in quei casi di fatica rispetto all’accettazione di feedback negativi da parte di terze persone.
  • Chunking: per ricordare un numero lungo, ad esempio il numero di telefono 0815268942, è possibile scomporlo: 081 526 8942.
  • Metodo PAV (paradosso azione vivido) sfrutta il potere delle immagini: si tratta di trasformare l’informazione da ricordare in una immagine paradossale, in movimento e realistica, come se fosse un video. È utile per ricordare liste di elementi concatenando le immagini paradossali tra loro.
  • Tecnica dei Loci, per memorizzare concetti o esposizioni molto lunghe; consiste nel trovare percorsi mentali familiari da percorrere al bisogno. Al medesimo percorso, si associano delle immagini mentali alle quali collegare le informazioni da ricordare. Questa tecnica necessita di molta pratica.
  • Palazzo della memoria: in ogni stanza si va a mettere un percorso mentale creato con la tecnica precedente, il palazzo diventa tanto grande quanto è ampia la memoria stessa.

Una delle condizioni essenziali per ricordare, è certamente l’attenzione.

Essa infatti riveste un ruolo centrale nei processi di memorizzazione.

Il cervello usa una struttura esecutiva che contiene un sistema di attivazione reticolare il quale si allarma all’insorgere di cambiamenti circostanti, e ad elaborare le novità in termini di esperienze e informazioni.

Per attivare questo potentissimo strumento ci sono dei piccoli accorgimenti che gli insegnanti possono adoperare, come usare segnali con i quali si invitano gli studenti a concentrarsi perché l’attività che segue ha una determinata importanza;

si può introdurre una novità come una modifica dell’ambiente circostante o ricreare un evento inatteso; possono porre delle domande prima di iniziare un’attività per stabilire una motivazione;

si può associare una vicenda personale che fa leva sulle emozioni, che sia legata all’argomento da spiegare.

Un altro fattore determinante è il ritmo con il quale si presentano le informazioni.

Sappiamo da dati scientifici che il ritmo non deve essere né troppo lento né troppo veloce, e comprendiamo benissimo anche che questo lavoro, in una classe eterogenea è molto complesso e rientra in quella che viene definita ” personalizzazione della didattica “.

Un modo per favorire la memorizzazione è anche un’accurata ripetizione degli argomenti, non intesa come una semplice spiegazione supplementare da parte del docente, ma lo stesso argomento affrontato con una metodologia didattica differente rispetto alla precedente.

Senza tralasciare l’aspetto delle emozioni, infatti è nota già da tempo nel mondo dell’istruzione la valenza che hanno le emozioni ai fini dell’apprendimento e, nella fattispecie, per la qualità e la quantità di dati da immagazzinare, soprattutto nei bambini, i quali hanno l’area limbica (regioni cerebrali che elaborano le emozioni) più sviluppata rispetto alla corteccia prefrontale ( area deputata al pensiero);

provare emozioni positive, attiva endorfine e dopamina che rispettivamente danno sensazioni di euforia e stimoli alla corteccia prefrontale e che consentono ai soggetti di ricordare le esperienze vissute.

Se invece un’emozione è negativa, il rilascio di un ormone, il cortisolo, attiva una serie di allarmi che portano il cervello alla modalità sopravvivenza per gestire la situazione stressogena, distraendolo da apprendimento e memorizzazione.

Quindi le emozioni impattano significativamente sull’immagazzinamento dei dati a lungo termine;

una giusta quantità di emozioni può favorire un apprendimento di qualità.

Un’attività fondamentale ai fini dell’apprendimento è la capacità di collegare un input nuovo con i dati precedentemente immagazzinati, questo amplia la rete neuronale.

Ciò può essere favorito da più attività: organizzando le lezioni rispetto allo stesso contenuto, in modalità diverse;

mostrando agli studenti come usare e maneggiare i dati acquisiti, come ad esempio categorizzare;

adoperando un apprendimento per scoperta; collegando in modo diretto i contenuti pregressi con i nuovi dati.

In un articolo molto interessante pubblicato sulla “Annual Review of Psychology” dal nome “Self-regulated learning: beliefs, techniques, and illusions”, Bjork R. A., Dunlosky J. E Kornell N. scrivono:

“noi non immagazziniamo informazioni nella memoria a lungo termine registrandole più o meno tal quali: le immagazziniamo collegandole a quello che già sappiamo. Inoltre, le immagazziniamo in base a quello che significano per noi, cioè in base alle relazioni e alle associazioni semantiche fra queste informazioni nuove e quelle già presenti nella nostra memoria. Questo vuol dire, tra le altre cose, che dobbiamo essere attivi nel processo di apprendimento- interpretando, collegando, incrociando ed elaborando e non limitarci a memorizzare”.

La memorizzazione è un processo dinamico, vivo, che dipende molto dalla capacità degli insegnanti.

Secondo le evidenze scientifiche, le mnemotecniche hanno un impatto significativo per tutti gli alunni e gli studenti, anche quelli con BES.

In una rassegna condotta su 19 meta-analisi di interventi diversi, l’effect size ha indicato che gli studenti a cui venivano insegnate le mnemotecniche ottenevano risultati migliori al 95% rispetto agli studenti che non le utilizzavano (Lloyd J.W., Forness A.S.R., Kavale K.A. some methods are more effective than others 1998).

Da alcune evidenze emerge che alunni senza bisogni Educativi Speciali, ottenevano punteggi medi dell’83% nei contenuti appresi con metodi non mnemonici, e 89% nei contenuti appresi con mnemotecniche.

Altrettanto significativo è il dato degli alunni con BES che ottenevano punteggi rispettivamente del 37% e del 75% (Mastropieri M.A., Sweda J. e Scrugg T.E. Teacher use of mnemonic strategy instruction 2000).

Per quanto attiene la memoria di lavoro, da uno studio condotto a Hong Kong che ha valutato l’efficacia di un Intervento intensivo, mediato dal computer di potenziamento della memoria di lavoro per migliorare misure neurologiche e comportamentali, è emerso che il gruppo sperimentale ha mostrato importanti miglioramenti evidenziati sia dalle misure neuropsicologica sia da quelle comportamentali (Wong A.S.Y., He M.Y.Q., Chan R. W. S. Effectivness of computerized working memory training program in chinese community setting for children with poor working memory 2013).

Da queste evidenze emerge l’importanza di insegnare a studenti e alunni, con e senza bisogni Educativi Speciali, le strategie di memoria considerando tutti quegli aspetti essenziali come la motivazione, l’attenzione, le emozioni, le rappresentazioni mentali e la ripetizione.

Sebbene è utile imparare a prendersi cura della memoria e della facoltà di memorizzazione fin dai primi anni di vita, è giusto che questo allenamento sia costante per tutto il corso della vita e, in particolar modo, nella terza età, quel tempo dove “la memoria diventa lo spazio in cui le cose accadono per la seconda volta” (P. Auster);

le strategie di memoria possono avere un discreto impatto e una grande valenza a tutte le età e in molti contesti.

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