Locatelli del CTS torna a parlare di vaccini, efficacia dell’obbligo per le categorie sensibili e possibili sviluppi futuri

Franco Locatelli, coordinatore del CTS (Comitato Tecnico Scientifico) e Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha recentemente rilasciato un’intervista al Corriere della Sera. Ha parlato della situazione epidemiologica in Europa e in Italia, dell’obbligo vaccinale e delle future prospettive d’azione.

Il numero uno del Comitato Tecnico Scientifico del Ministero della Salute ha sottolineato il fatto che la situazione in cui versa il nostro Paese è “decisamente migliore rispetto a quella del resto del continente“.

Questo risultato, in ultima analisi, sarebbe da attribuire alla stringente campagna vaccinale che si sta attuando in Italia. Il riferimento, naturalmente, va alla percentuale di popolazione vaccinata (ad oggi, il 77,8% del totale; dati GEDI), tra le più alte d’Europa.

Oltre a questo, bisogna considerare che nel nostro paese diverse categorie di lavoratori devono attenersi all’obbligo vaccinale per continuare a svolgere le proprie mansioni. Dopo i sanitari, dal 15 dicembre tocca anche al personale scolastico e alle Forze dell’Ordine sottoporsi alla somministrazione obbligatoria. Infatti, non viene più riconosciuta la validità dei Green Pass ottenuti da tampone, i cosiddetti green pass base.

La scuola, osservata speciale

Per quanto riguarda nello specifico il settore scolastico, il CTS è consapevole che i buoni risultati siano dovuti prima alla campagna di sensibilizzazione, e poi all’obbligo che ha smosso gli ultimi indecisi. Nel mondo dell’istruzione italiana il 95% dei dipendenti risulta aver ottemperato all’obbligo. La restante parte, circa 60.000 soggetti, dovrà ora adeguarsi alla normativa, pena la sospensione dal servizio e dallo stipendio.

L’obiettivo, secondo Locatelli, è quello di scongiurare il rischio che  “i numeri dei contagiati, così come quelli dei ricoverati in ospedale o nelle terapie intensive, diventino più rilevanti”. Questo scenario potrebbe portare al ritorno delle mascherine all’aperto e a restrizioni più incisive.

In ogni caso, l’aumento dei positivi è fisiologico e “non deve essere minimamente letto come un fallimento dei vaccini. Se non li avessimo avuti, in presenza di varianti connotate da assai maggior velocità di diffusione e contagiosità quali la Delta e, più recentemente, la Omicron moltissime altre persone avrebbero perso la vita”.

Quindi, secondo le prime valutazioni del Ministero e del suo Comitato Tecnico Scientifico, la campagna vaccinale si sta dimostrando efficacie, poiché consente “di riprendere quasi tutte le nostre attività, mantenendole aperte e tutelando la ripresa economica del Paese“. E tra queste, la scuola risulta ovviamente un’osservata speciale.