Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio delle alunne e degli alunni che sono stati adottati nel 2023

Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio delle alunne e degli alunni che sono stati adottati nel 2023

Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio delle alunne e degli alunni che sono stati adottati nel 2023 (aggiornamento delle linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati – nota prot.n.7443 del 18.12.2014).

Il 28 marzo 2023 vengono emanate dal MI le “Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio delle alunne e degli alunni che sono stati adottati – 2023” , frutto della revisione e dell’aggiornamento delle  Linee di indirizzo adottate nel 2014 che, sebbene abbiano mantenuto, nel complesso, la loro validità e abbiano rappresentato in questi anni un’utile fonte di riferimento per tutti gli operatori scolastici, sono state oggetto di revisione.

Si è ritenuto di dover intervenire con ulteriori integrazioni rispetto alle precedenti linee guida sia per l’aumento delle alunne e degli alunni adottati e inseriti nelle scuole italiane, sia perché nell’ultimo decennio notevoli sono state le disposizioni normative da tenere in considerazione tra cui quelle relative agli obblighi vaccinali e ancor di più tutto ciò che ha riguardato la normativa in materia di tutela della privacy che un intervento integrativo è stato ritenuto assolutamente prioritario al fine di dare alle scuole i giusti strumenti per corrette procedure in funzione del contesto attuale.

Le Linee di indirizzo per il diritto allo studio degli alunni adottati, rappresentano un documento fondamentale per docenti e famiglie.

Elaborate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito si configurano come un dispositivo teorico-metodologico di sostegno alla scuola affinché si possa garantire ai bambini e ai ragazzi adottati e alle loro famiglie, uno strumento concreto e fruibile per agevolarli nel loro percorso di crescita.

Quello dell’adozione è un fenomeno che è diventato sempre più rilevante nel confronto con la scuola, sia quantitativamente, perché ogni anno migliaia di bambini e ragazzi con background adottivo iniziano la scuola, sia qualitativamente, perché ormai da molti anni l’età media di ingresso dei bambini che sono adottati attraverso l’adozione internazionale è di 5/6 anni per cui diventa urgente il tema del confronto con il mondo della scuola.

Dal 2000 al 2018 i bambini e i ragazzi adottati internazionalmente (AI) sono stati 49000, a cui vanno aggiunti 19000 bambini e ragazzi adottati nazionalmente (AN) nello stesso periodo.

Come definito nelle Linee Guida del 2023, il tema del confronto si rende necessario ed urgente a causa del fatto che molti dei bambini e ragazzi sono adottati in età scolare o prossima ai 6 anni, per cui è opportuno avere degli strumenti utili a poter strutturare una metodologia di accoglienza scolastica in grado di garantire il benessere di questi alunni sin dalle prime fasi di ingresso in classe, tenuto conto dei fattori di rischio e di vulnerabilità che devono essere conosciuti e considerati e che sono la conseguenza di un vissuto e di un background adottivo diverso da caso a caso.

Cos’è l’adozione e come intervenire?

L’adozione è l’istituto giuridico che permette ad una bambina o un bambino, privi in modo permanente di un ambiente familiare idoneo, di trovare una nuova famiglia in una coppia che si è resa disponibile.

Le adozioni sono disciplinate da norme internazionali, nazionali e regionali e il loro principio fondante è quello di mettere al centro i bisogni dei bambini e dei ragazzi e il loro diritto ad una famiglia in cui crescere.

L’Italia  è  seconda dal punto di vista dell’adozione internazionale solo agli USA configurandosi come un Paese molto sensibile all’adozione.

L’adozione ha a che fare con la dimensione della perdita.

È una perdita (della madre di nascita, della famiglia di origine, delle figure di riferimento) meno compresa di tante altre ma sicuramente più pervasiva in quanto crea condizioni che possono persistere e riemergere col tempo (per esempio in occasione di alcune festività come i compleanni o le feste della mamma e del papà).

Nella storia dei bambini e dei ragazzi adottati possono esserci stati anche eventi molto traumatici che hanno interferito con le loro tappe di crescita.

Molti di loro hanno subito il trauma dell’abbandono e della separazione dalla madre o addirittura dai fratelli, mentre altri hanno sperimentato la solitudine, lunghi periodi di istituzionalizzazione, esperienze di maltrattamento fisico o psicologico.

Soprattutto nelle adozioni internazionali si è in presenza di una ulteriore complessità data dalla diversa cultura, lingua, aspetti somatici e dai numerosi cambiamenti interessati che concorrono a creare condizioni ancora più complesse e delicate in relazione al percorso di integrazione da intraprendere.

Ogni persona reagisce differentemente a simili situazioni e diverse sono le fragilità e le risorse che possono entrare in gioco.

Nei bambini si possono manifestare difficoltà ad apprendere, comportamenti caotici, iper-attivazione rispetto agli stimoli esterni, ritrazione.

I bambini e i ragazzi che vivono eventi traumatici hanno bisogno di adulti che si prendano cura dei loro bisogni.

Il vissuto psicologico ed emotivo che accompagna tali esperienze sfavorevoli alla crescita può essere caratterizzato da paura, rabbia, tristezza, angoscia, diffidenza e ripercuotersi sullo sviluppo psico-fisico del bambino in maniera significativa, incidendo sia sulla qualità delle relazioni intra e extra familiari, con gli adulti e con i pari sia sulla qualità dell’apprendimento a scuola.

Alcuni studi hanno rilevato che, tra i bambini adottati, emerge una percentuale maggiore di bambini con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA).

Le problematiche sorte nella sfera emotivo-relazionale possono incidere sensibilmente con le capacità di apprendimento attraverso un deficit nella concentrazione, nell’attenzione, nella memorizzazione, nella produzione verbale e scritta e in alcune funzioni logiche.

Inoltre, il background adottivo e le esperienze di vita pregresse possono avere conseguenze negative in relazione alla capacità di controllare ed esprimere emozioni:

difficoltà nel tollerare le frustrazioni, i comportamenti aggressivi, il mancato rispetto delle regole e il bisogno di attenzioni sono alcune delle manifestazioni tipiche di un disagio interiore.

La scuola interviene aiutando i bambini e i ragazzi a riconoscere e nominare i propri sentimenti ed emozioni, coinvolgendo la famiglia in incontri periodici per stabilire obiettivi raggiungibili.

Bisogna condividere nel gruppo docente i successi e garantita una comunicazione scuola famiglia che includa gli aspetti positivi e che sia chiara e coerente, creare uno spazio per la relazione e l’apprendimento attraverso un approccio che permetta di mantenere sempre il contatto empatico con gli alunni.

L’obbligo di un Piano Didattico Personalizzato (PDP) nel caso di un Disturbo specifico di apprendimento o di un Piano Educativo Individualizzato (PEI) nel caso di una disabilità, nasce in presenza di diagnosi e certificazioni ma possono esserci varie fasi in cui un PDP può diventare uno strumento utile, quando si è davanti a bisogni evidenti di bambini che non hanno ancora alcuna diagnosi.

Infatti i bambini adottati internazionalmente possono avere difficoltà linguistiche o nell’imparare a comunicare nella nuova lingua soprattutto quando le strutture linguistiche dei Paesi di provenienza sono molto diverse.

Bisogna peraltro tenere conto del fatto che la modalità di apprendimento di una lingua è di tipo sottrattivo (la nuova lingua si sostituisce alla precedente) pertanto ciò può portare ad acuire emozioni negative quali la rabbia per l’incapacità ad esprimersi correttamente che possono sfociare in disturbi dell’apprendimento.

Per sostenere un alunno o un’alunna appena arrivati per adozione internazionale la scuola può affiancare un facilitatore linguistico o, in assenza, una figura tutor che potrebbe essere un insegnante di italiano, anche di altra sezione, che diventi figura referente di un impianto didattico ed educativo più ampio.

È importante evitare di assimilare l’alunno adottato internazionalmente all’alunno migrante.

L’alunno adottato, infatti, non è un bambino con background migratorio, non porta con sé la propria famiglia (o parti di essa) e non vive con la propria lingua originaria lo stesso rapporto di un alunno migrante.

A differenza dei minori con background migratorio, il bambino adottato vive con una famiglia italiana e in un contesto culturale italiano, non ha rapporti con la cultura e la lingua di origine che perderà velocemente.

Dal punto di vista amministrativo burocratico, le Linee Guida forniscono un dettagliato resoconto di ciò che bisogna tenere in considerazione in relazione ad adempimenti e provvedimenti con cui formalizzare il rapporto dell’alunno e della famiglia con l’istituzione scolastica.

Viene trattato con specificità relativa ai diversi gradi e ordini di scuola la fase delle iscrizioni.

Tale momento rappresenta sicuramente per la famiglia un importante momento di scelta consapevole e pienamente rispondente a quelli che sono i bisogni e le esigenze formativi dei figli.

È sicuramente utile per i genitori avvicinarsi alle scuole per imparare a conoscerle, visitandole, parlando con chi le vive e stare in contatto con le risorse territoriali.

A prescindere dall’ordine di scuola in cui iscriversi si evidenzia l’importanza dei tempi di inserimento che bisogna attuati secondo tempi strettamente legati alle specifiche e personali esigenze di ogni singolo alunno, tenendo conto di “tempi di attesa” tra il momento di arrivo nella nuova famiglia e l’inserimento a scuola.

Le tempistiche sono comunque decise dal Dirigente scolastico e dal team docenti in accordo con la famiglia e con le figure che sostengono e accompagnano il processo di integrazione e il percorso adottivo.

Nella scelta della classe di inserimento sono inoltre prese in considerazione possibilità di deroga all’iscrizione alla classe anagrafica di appartenenza, con inserimento in una classe inferiore, sulla base delle risultanze degli incontri informativi con le famiglie, nonché delle relazioni dei servizi pubblici o privati che accompagnano la fase del post adozione.

La parte conclusiva delle Linee Guida 2023 si occupa di “buona accoglienza” definita come momento cruciale per il benessere scolastico di ogni bambina e bambino, adottati sia nazionalmente che internazionalmente.

Il momento dell’accoglienza e successivamente l’integrazione e il successo formativo possono essere garantiti solo attraverso la collaborazione di tutte le componenti, famiglia, istituzione scolastica, Servizi territoriali, associazioni o altri soggetti coinvolti.

Figura chiave nella fase di inserimento è l’insegnante referente individuato dalla scuola che dovrà essere formato sulle tematiche adottive e porterà a conoscenza della famiglia adottiva i progetti inseriti nel PTOF, le eventuali esperienze pregresse della scuola in campo adottivo, le risorse e gli strumenti messi a disposizione per un corretto e facilitato inserimento degli alunni adottati.

Sarà compito del docente referente raccogliere tutte le informazioni utili dalla famiglia e predisporre gli incontri informativi con quest’ultima.

La scuola può prevedere l’elaborazione di un PDP in qualunque momento dell’anno a prescindere dal periodo in cui è effettuato l’inserimento dell’alunno adottato.

Va da sé che, qualora i tempi tra l’arrivo dell’alunno e la chiusura dell’anno scolastico non consentano una osservazione funzionale alla stesura del documento, la scuola attiverà ogni strategia e misura di accompagnamento utile ad un corretto inserimento che saranno formalizzate nel PDP dell’anno successivo.

Ciò che è importante ricordare è che, superate le prime difficoltà e le prime fasi di accoglienza, si dovrà prevedere una continuità nel percorso scolastico poiché l’essere adottati rappresenta una condizione esistenziale che può far riemergere condizioni di fragilità e disagio anche in altri momenti significativi del percorso scolastico, come per esempio nel passaggio tra i vari ordini di scuola.

È quindi auspicabile un accurato passaggio di informazioni tra le scuole e i docenti dei diversi gradi scolastici, col supporto della famiglia, predisponendo incontri iniziali e ini itinere, e successivamente un adeguato monitoraggio dei progressi sia relativi alla maturazione personale sia relativi agli apprendimenti.

La collaborazione e la costituzione di una rete di coordinamento tra tutti gli attori coinvolti dentro e fuori la scuola garantirebbe la prosecuzione, dopo la prima fase di inserimento, di un percorso più equilibrato e sereno che possa avvalersi di tutte le professionalità e le competenze a disposizione.

Sarà compito del dirigente scolastico assicurare il raccordo tra le varie figure coinvolte, promuovere attività di formazione e aggiornamento in rete, attivare il monitoraggio delle azioni intraprese per favorire lo scambio di buone pratiche, assicurare percorsi didattici personalizzati e promuovere progetti finalizzati al benessere scolastico e all’inclusione.

A supporto delle Linee Guida cinque allegati di cui uno, l’allegato 5 con tutti i riferimenti normativi utili;

l’allegato 1 suggerisce un excursus dettagliato per un buon inserimento in classe con attenzione ai tempi e alle modalità di inserimento, ai temi sensibili da affrontare  con particolare cautela e sensibilità quando si hanno in classe alunni e alunne con una storia di adozione (nazionale o internazionale).

Gli allegati 2 e 3 forniscono una completa guida alla raccolta di informazioni utili per avviare un percorso di integrazione corretto, mentre l’allegato 4 si occupa della formazione di tutto il personale scolastico, relativamente all’inserimento dell’alunno adottato, quale aspetto imprescindibile per garantire il successo formativo di questi alunni.

Contributo a cura della Dott.ssa Anna Maria Sacco.

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