Il Ministero dell’Istruzione propone di estendere la sperimentazione del “liceo breve” ad altri 1000 istituti a partire dall’a.s. 2022/23

Il Ministero dell’Istruzione ha intenzione di estendere il cosiddetto liceo breve anche in altri istituiti sul territorio nazionale. Per questo motivo, il dicastero ha inviato una nuova bozza di decreto al Cspi, Consiglio superiore della pubblica istruzione.

L’organo tecnico-consultivo è chiamato a valutare la proposta di estendere la sperimentazione del percorso di studi superiori dalla durata di quattro ad altri mille istituti.

Cos’è il liceo breve

Questo percorso sperimentale risulta già attivo in 200 istituti superiori a partire dall’anno scolastico 2018/19. Nel 2017, l’allora Ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ha avviato la sperimentazione sulle prime 100 scuole dei nuovi curriculum, dalla durata di quattro anni anziché cinque.

Secondo quanto richiesto nella bozza, il Ministero potrà autorizzare la creazione di ulteriori mille classi prime nei percorsi sperimentali.

L’obiettivo è quello di offrire percorsi centrati e innovativi, in linea con le nuove esigenze programmatiche del PNRR. Passare ad un percorso di studi superiori di quattro anni porterebbe l’Italia verso il modello scelto da altri Paesi, come Portogallo, Francia, Regno Unito, Belgio e Olanda.

Questa posizione è sostenuta dallo stesso Ministro Patrizio Bianchi. Come riportato da Orizzontescuola.it, nel suo libro pubblicato nel 2020 “Nello specchio della scuola”, il titolare del dicastero di Viale Trastevere ha sostenuto che diminuire i tempi di permanenza nelle scuole superiori porterebbe riflessi positivi sull’accesso all’università e – successivamente – al mondo del lavoro. Una situazione simile a quella di diversi altri paesi europei.

Il parere del Cspi

Non si è fatto attendere il parere del Cspi, che ricordiamo non è vincolante rispetto al successo dell’iniziativa. Il Consiglio ha infatti espresso dubbi sulla fattibilità del progetto, suggerendo di attendere la fine della sperimentazione già in atto prima di ragionare su possibili modifiche ordinamentali.

Su questa posizione insistono considerazioni che riguardano i fondi necessari all’ampliamento delle classi, la riorganizzazione dei curriculum di studio e la necessità di elaborare strumenti di verifica e valutazione condivisi.

Se interessati, a questo link è possibile consultare il testo integrale con il parere del Cspi.