La tutela della genitorialità del personale scolastico

La tutela della genitorialità del personale scolastico

Il contributo del Dott. Luciano Grasso di questo martedì ha il seguente titolo:
”La tutela della genitorialità del personale scolastico: un approfondimento sul congedo di maternità”.

Prende il via, infatti, da questo articolo una rassegna dedicata alla tutela della genitorialità nella quale fornire un quadro esaustivo delle tipologie di congedi previsti in materia, evidenziandone durata temporale, limiti e trattamento retributivo, utilizzando quale centro di riferimento il decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità” e, per il settore scolastico, il CCNL Comparto Scuola 2006-2009 e il CCNL Comparto Istruzione 2016-2018 attualmente in vigore.

La materia dei congedi a tutela della genitorialità è di grande interesse, in tutti i settori dell’occupazione, per il tema del processo, sempre più in aumento, della denatalità.

Tale problematica almeno nella scuola sta provocando l’emanazione di norme che diminuiranno, a partire da ora e nel prossimo futuro, il numero delle istituzioni scolastiche con grave danno per la distribuzione del personale e la ricchezza del territorio dove scuola è anche cultura e sviluppo.

Il Dott. Grasso, con estrema sintesi e chiarezza, esamina nell’articolo il congedo per maternità visto in tutti gli aspetti possibili, sia dal punto di vista dell’amministrazione che di quello del personale coinvolto e interessato.

All’articolo è anche allegato un modello di richiesta del congedo in tutte le forme previste dalla L.145/2018.

Presentazione a cura della Dott.ssa Paola Perlini.

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Contributo a cura del Dott. Luciano Grasso.

La tutela della genitorialità del personale scolastico: un approfondimento sul congedo di maternità

Avviamo una rubrica dedicata alla tutela della genitorialità nella quale fornire un quadro esaustivo delle tipologie di congedi previsti in materia, evidenziandone durata temporale, limiti e trattamento retributivo, utilizzando quale centro di riferimento il decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità” e, per il settore scolastico di nostro interesse, il CCNL Comparto Scuola 2006-2009 e il CCNL Comparto Istruzione 2016-2018 attualmente in vigore.

La materia dei congedi posti a tutela della genitorialità è uno dei grandi temi di attualità delle società moderne.

Nutre di grande risalto presso l’opinione pubblica, alla luce del costante e sembrerebbe quasi irreversibile processo di denatalità che riguarda il nostro Paese da diversi anni, ed è di grande interesse per tutti i lavoratori della pubblica amministrazione, in particolare quelli del settore Istruzione.

Infatti, una delle principali cause del calo costante delle nascite è stato individuato nella inadeguatezza delle misure previste dalla Legge a tutela della maternità e della paternità in materia di lavoro.

Il principale sostegno alle famiglie italiane per invertire il trend negativo di natalità riguarda infatti la facoltà per la madre, ma anche per il padre, di assentarsi dal lavoro per accudire la prole.

Il bene più prezioso è oggi infatti il “tempo libero”, libero dallo svolgimento dall’attività lavorativa si intende, da dedicare alla cura e alla crescita dei figli.

Secondo i vari report dell’ISTAT si evidenzia chiaramente un quadro negativo di decrescita demografica, sul quale ha avuto un ulteriore impatto negativo la pandemia.

L’ISTAT individua tra le concause principali molti fattori strutturali della società italiana ed in particolare le difficoltà che incontrano i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro e la diffusa instabilità del lavoro stesso.

Qui di seguito uno specchietto di riepilogo degli istituti di congedo a sostegno della genitorialità, con specifica dei riferimenti normativi.

Tipologia di congedoNorme di riferimento
Congedo di maternitàD. Lgs. 151/2001 artt. 16-27CCNL Scuola 2006-2009, art. 12
Congedo di paternitàD. Lgs. 151/2001 artt. 28-31CCNL Scuola 2006-2009, art. 12
Congedo parentaleD. Lgs. 151/2001 artt. 32-38CCNL Scuola 2006-2009, art. 12
Congedo per malattia del figlioD. Lgs. 151/2001 artt. 47-52CCNL Scuola 2006-2009, art. 12

La nostra disamina tratterà con appositi approfondimenti il primo congedo previsto in materia dal Legislatore.

Il principio cardine dell’intera materia è contenuto nell’art. 37 della Costituzione italiana:

“La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.

La costituzione sancisce in modo chiaro e lineare un principio sovrano di tutela della maternità, della lavoratrice madre nei confronti della prole.

Il principio verrà esteso, come vedremo sotto, nel corso del tempo, dal Legislatore, anche nei confronti del padre, ampliandone la portata anche in relazione alle ulteriori necessità familiari e genitoriali.

Il testo unico a tutela della maternità e della paternità

Il Legislatore italiano è intervenuto, in particolare con la famosa Legge delega n. 53 dell’8 marzo 2000, prevedendo regole e principi di tutela duplice dei lavoratori madri e padri, al fine di:

  • Permettere di assentarsi dal lavoro per le necessità di assistenza e cura dei figli;
  • Garantire che la genitorialità non pregiudichi la carriera lavorativa e lo sviluppo professionale della lavoratrice e del lavoratore.

Il D. Lgs. n. 151 del 26 marzo 2001Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53” raccoglie le norme in materia  di  congedi, riposi, permessi in favore delle lavoratrici e dei lavoratori a tutela della maternità e paternità di figli naturali, adottivi e in affidamento, nonché il sostegno economico alla maternità e alla paternità.

Tra le norme poste a tutela della salute della lavoratrice, il Testo unico prevede ad esempio:

  • l’esplicito divieto di adibire le lavoratrici al trasporto e al sollevamento di pesi, nonché ai lavori  pericolosi, faticosi ed insalubri. In tali casi la lavoratrice va addetta ad altre mansioni per il periodo per il quale è previsto il divieto. La norma prevede sanzioni penali nel caso in cui venga violata;
  • il diritto a permessi retribuiti per l’effettuazione di esami prenatali, accertamenti clinici ovvero visite mediche specialistiche, nel caso in cui questi debbono essere eseguiti durante l’orario di lavoro. Per la fruizione dei permessi le lavoratrici presentano al datore di lavoro apposita istanza e successivamente presentano la relativa documentazione giustificativa attestante la data e l’orario di effettuazione degli esami;
  • l’esplicito divieto di licenziamento dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro  previsti, nonché fino al compimento di un anno di età del bambino;
  • il diritto per la lavoratrice e il lavoratore di conservare il posto di lavoro e, salvo che espressamente vi rinuncino, di rientrare nella stessa unità produttiva ove erano occupate all’inizio del periodo di gravidanza o in altra ubicata nel medesimo comune, e di permanervi fino al compimento di un anno di età del bambino;
  • il diritto della lavoratrice e del lavoratore di essere adibiti alle mansioni da ultimo svolte o a mansioni equivalenti;
  • la totale equiparazione dei lavoratori a tempo parziale per quanto riguarda la durata dei congedi previsti dal presente testo unico.

Il congedo di maternità

Per congedo di maternità, come sappiamo, si intende ordinariamente il divieto di adibire al lavoro le donne durante i 2 mesi antecedenti la data del parto e i 3 mesi successivi dopo l’evento, salvo le varie ipotesi di flessibilità riconosciute dal legislatore.

Tra queste ricordiamo la possibilità, riconosciuta dalla Legge 30/12/2018, n. 145,  di fruizione dei 5 mesi interamente dopo l’evento del parto, purché presente adeguata certificazione medica che attesti l’assenza di rischi relativi allo svolgimento dell’attività lavorativa nel periodo precedente il parto.

Ai sensi dell’art. 54 del D.Lgs. n. 151 del 2001, le lavoratrici non possono essere licenziate dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro previsti dalla normativa, nonché fino al compimento di un anno di età del bambino, salvo colpa grave che integri il licenziamento per giusta causa.

Lo svolgimento della nostra trattazione sarà caratterizzato dalla disciplina di specifiche ipotesi verificabili nella gestione del congedo e del suo godimento, in modo da supportare operativamente sia le segreterie scolastiche e che i legittimi dubbi delle donne lavoratrici in gravidanza.

Parto anticipato

Nel caso di parto anticipato rispetto alla data prevista dalla certificazione medica, i giorni di congedo non fruiti antecedentemente si aggiungono al congedo di maternità post parto, nel rispetto del limite massimo generale dei 5 mesi.

Parto gemellare

Nel caso di parto gemellare o plurigemellare, la durata del congedo di maternità rimane sempre di 5 mesi totali.

Chiariamo dunque che non si da luogo ad alcun raddoppio del congedo.

Interruzione gravidanza

Nel caso di interruzione della gravidanza prima dei 180 giorni dall’inizio della gestazione, così come nel caso dell’interruzione volontaria della gravidanza, queste ipotesi vanno trattate come malattia, pertanto non si riconosce alcuna fruizione ulteriore del congedo di maternità.

Nel caso di interruzione della gravidanza dopo i 180 giorni dall’inizio della gestazione, questa ipotesi è comunque considerata maternità, pertanto dal giorno successivo a quello di interruzione la lavoratrice potrà comunque fruire del congedo di maternità post partum, per il periodo eventualmente rimanente.

In caso di interruzione della gravidanza, indipendentemente dall’avere causa spontanea o terapeutica, la lavoratrice ha facoltà di riprendere servizio in qualunque momento purché dia un preavviso al dirigente scolastico di dieci giorni, trasmettendo la certificazione medica attestante l’assenza di rischi di salute per il rientro al lavoro.

Sul punto servirebbe inoltre il parere del medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro nominato dall’istituzione scolastica.

Decesso del neonato

 Nel caso di decesso del bambino nel periodo successivo al parto, la lavoratrice ha facoltà di riprendere servizio in qualunque momento purché dia un preavviso al dirigente scolastico di dieci giorni, trasmettendo la certificazione medica attestante l’assenza di rischi di salute per il rientro al lavoro.

Sul punto servirebbe inoltre il parere del medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro nominato dall’istituzione scolastica.

Ricovero del neonato

Nell’ipotesi in cui il neonato sia ricoverato presso una struttura (pubblica o privata), la madre ha la facoltà di richiedere la sospensione del congedo di maternità fruibile per il periodo post partum, al fine di riprenderne il godimento dalla data di dimissioni del bambino.

Anche in questo caso è necessaria la presentazione della certificazione medica attestante l’assenza di rischi di salute della lavoratrice per il rientro al lavoro.

Malattia per gravidanza

Fuori dai casi di astensione obbligatoria, nel caso in cui la lavoratrice in congedo di maternità antecedente al parto versi in stato di malattia, per cause connesse allo stato di gravidanza, in questo caso la trasmissione della certificazione di malattia (che deve necessariamente attestare il collegamento della patologia con lo stato di gravidanza) sospende la fruizione del congedo di maternità.

Le giornate rientranti come malattia non devono essere conteggiate nel periodo di comporto previsto dalla normativa generale.

Congedo di maternità durante le pause estive

Nel caso in cui l’astensione obbligatoria riguardi anche periodi di pausa estiva (solitamente i mesi di luglio e agosto), in questi casi la lavoratrice non potrà sospendere il congedo per godere delle ferie.

Al contrario invece conserva le ferie non fruite durante tale periodo, portandole legittimamente nell’anno scolastico successivo.

La lavoratrice fruirà delle ferie durante le sospensioni dell’attività didattica dell’anno scolastico successivo o, entro il limite dei sei giorni, durante le attività didattiche.

Proroga del congedo di maternità

La lavoratrice può richiedere all’INPS la proroga di ulteriori due mesi del congedo di maternità, passando da cinque a sette mesi, nel caso di particolari rischi pregiudizievoli per la salute della donna e del bambino, non eliminabili, legati alla tipologia di prestazione lavorativa.

Anche in questo caso servirà adeguata certificazione medica.

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