Il Service Learning: un’idea vincente a supporto degli alunni più fragili

Il Service Learning: un’idea vincente a supporto degli alunni più fragili

La Dott.ssa Anna Maria Sacco ci propone un lavoro dal titolo
“Il Service Learning: un’idea vincente a supporto degli alunni più fragili”.

Un contributo corposo e completo per dirigenti e docenti che vogliano approfondire una tematica così avvincente e importante soprattutto per gli alunni più fragili e bisognosi di interventi specifici.

In Italia il più immediato riferimento pedagogico a cui è facile accostare il Service Learning è sicuramente l’esperienza straordinaria della scuola di Barbiana con Don Lorenzo Milani che ancora oggi rappresenta l’idea di educazione fortemente connessa alla realtà con al centro l’attenzione alla persona, alla comunità sociale, al benessere e al prendersi cura degli altri.

La Dott.ssa Sacco si esprime così chiarendoci in concreto che cos’è il Service Learning.

“Il SL è una proposta pedagogica che unisce il Service con il Learning, ovvero la cittadinanza, il volontariato per la comunità e le azioni solidali con l’acquisizione di competenze sociali e soprattutto didattiche. Ciò consente agli alunni di poter sviluppare le proprie competenze e conoscenze attraverso un servizio solidale alla comunità. Quindi, il SL è basato su percorsi di apprendimento in contesti di vita reale”.

Pertanto il Service Learning non deve essere visto erroneamente come un modo di fare volontariato o assistenzialismo ma, piuttosto, come la capacità di coniugare l’aspetto solidale alla comunità con l’apprendimento scolastico e quindi con il curricolo.

Di contro, non è neanche considerabile quale attività di apprendimento formale all’interno dell’aula, in quanto le conoscenze e le competenze apprese verranno messe alla prova da problemi reali.

Quando ci si accosta al SL si effettua un cambiamento della prospettiva pedagogica, un vero e proprio cambio di paradigma, un ripensamento del curricolo in una logica di trasformazione migliorativa della realtà.

L’articolo poi prosegue fornendo ai lettori l’aspetto completo di una progettazione in cui si persegue la metodologia del Service Learning così come contestualizzata nel contributo.

Presentazione a cura della Dott.ssa Paola Perlini.
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Contributo a cura della Dott.ssa Anna Maria Sacco.

Il Service Learning: un’idea vincente a supporto degli alunni più fragili

“Faciliterai l’apprendimento del discepolo se gli fai vedere l’applicazione che nella vita comune quotidiana ha tutto quello che gli insegni…se gli mostri il valore di ogni cosa, farai in modo che sappia quello che sa e possa usarlo.”

(Joan Amos Comenius), Didattica Magna

Un po’ di storia

Il Service learning è una strategia inclusiva non ancora largamente diffusa in Italia che si  ricollega ad un ricco filone pedagogico che va da Dewey, negli Stati Uniti d’America, a Paulo Freire in America Latina e che porta avanti idee quali educazione democratica, responsabilità sociale, apprendimento attivo, contrasto alla povertà educativa e integrazione.

Queste stesse idee oggi si ripresentano sotto una veste nuova e rappresentano ancora aspetti cruciali che la scuola deve attenzionare e integrare all’interno di un contesto sociale talvolta messo duramente alla prova.

Anche in Italia il più immediato riferimento pedagogico a cui è facile accostare il Service Learning è sicuramente l’esperienza straordinaria della scuola di Barbiana con Don Lorenzo Milani che ancora oggi rappresenta l’idea di educazione fortemente connessa alla realtà con al centro l’attenzione alla persona, alla comunità sociale, al benessere e al prendersi cura degli altri.

In Europa, il Service Learning (SL) trova larga applicazione in Spagna, Germania e Regno Unito mentre in Italia alcune direttive ministeriali aprono la strada al SL per favorirne l’attuazione nelle scuole.

Nel 2018, l’allora MIUR sulla scorta di una sperimentazione che ha avuto come protagoniste alcune scuole autonome di tre regioni italiane, le quali, sotto la guida di esperti universitari e di referenti dell’Amministrazione centrale e territoriale, si sono “cimentate” ad immaginare un nuovo modello di fare scuola, ha emanato un documento dal titolo “Una via italiana per il Service Learning”.

Dal punto di vista normativo, ci sono almeno quattro riferimenti che aiutano a spiegare il successo che il Service-Learning sta ottenendo oggi in Italia e che ne potrebbero addirittura favorire un’ulteriore implementazione in breve tempo.

Il primo è da inquadrare nell’ottica della cultura inclusiva che ha messo profonde radici, da quando, nella metà degli anni Settanta, con l’approvazione della Legge n. 517/77, è stata sancita la scelta della piena integrazione degli alunni con disabilità nella scuola di tutti e che poi ha trovato nel corso degli anni ulteriori riferimenti normativi che hanno continuato nella stessa direzione.

Il secondo è dato dalle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione del 2012. Ci sono molti punti di contatto tra Indicazioni e il Service Learning.

In primo luogo la finalità generale, che è quella della formazione all’esercizio della cittadinanza attiva.

Le stesse indicazioni affermano che:

“Non basta convivere nella società, ma questa stessa società bisogna crearla continuamente insieme. Il sistema educativo deve formare cittadini in grado di partecipare consapevolmente alla costruzione di collettività più ampie e composite, siano esse quella nazionale, quella europea, quella mondiale”.

Il terzo riferimento, più recente, è rintracciabile nella proposta di alternanza scuola/lavoro, (oggi PCTO) estesa a tutte le istituzioni scolastiche del secondo ciclo di istruzione (L. 145/2018).

Il quarto elemento, ancora più recente, è la L. 92/2019 che prevede l’introduzione dell’insegnamento dell’Educazione civica con conseguente curricolo nelle scuole di ogni ordine e grado.

Ma se vogliamo approfondire ulteriormente la ricerca è facile individuare un ulteriore fattore da considerare e cioè l’orientamento didattico focalizzato allo sviluppo delle competenze, ormai fatto proprio dal nostro sistema di istruzione.

La didattica per competenze richiede infatti di allestire proposte che mettano gli studenti di fronte a situazioni problematiche, difficili, sfidanti ma comunque reali.

Rispetto alla sollecitazione che viene fatta agli insegnanti di promuovere un sapere che non sia meramente accademico, ma che sia in grado di misurarsi con la realtà dando di fatto una motivazione concreta all’apprendere, possiamo riconoscere che questo avviene quasi naturalmente all’interno di un progetto di Service-Learning che offre, tra l’altro, la possibilità di realizzare appieno la dimensione dell’interdisciplinarità.

Ma cosa è Service Learning in concreto?

Il SL è una proposta pedagogica che unisce il Service con il Learning, ovvero la cittadinanza, il volontariato per la comunità e le azioni solidali con l’acquisizione di competenze sociali e soprattutto didattiche.

Ciò consente agli alunni di poter sviluppare le proprie competenze e conoscenze attraverso un servizio solidale alla comunità.

Quindi, il SL è basato su percorsi di apprendimento in contesti di vita reale.

Diverse sono le definizioni di Service Learning.

In particolare, Maria Nieves Tapia lo descrive come “un insieme di progetti o programmi di servizio solidale destinati a soddisfare in modo efficace un bisogno vero e sentito in un territorio, lavorando con e non soltanto per la comunità” in cui gli alunni siano resi protagonisti attivi in tutte le fasi previste, dalla progettazione alla valutazione conclusiva.

Andrew Furco invece in maniera molto semplice afferma che:

“Il SL cerca di coinvolgere gli studenti in un’attività che intreccia il servizio alla comunità e l’apprendimento accademico”.

Questo vuol dire che il SL non deve essere visto erroneamente come un modo di fare volontariato o assistenzialismo ma, piuttosto, come la capacità di coniugare l’aspetto solidale alla comunità con l’apprendimento scolastico e quindi con il curricolo.

Di contro, non è neanche considerabile quale attività di apprendimento formale all’interno dell’aula, in quanto le conoscenze e le competenze apprese verranno messe alla prova da problemi reali.

Ciò a cui si va incontro quando ci si accosta al SL è chiaramente un cambiamento della prospettiva pedagogica, un vero e proprio cambio di paradigma, un ripensamento del curricolo in una logica di trasformazione migliorativa della realtà.

Quali sono i tratti essenziali che caratterizzano un’esperienza di SL?

In primo luogo, elemento costitutivo in un progetto di SL è il ruolo attivo e il protagonismo degli alunni in tutte le fasi del progetto, dalla sua ideazione fino alla valutazione finale.

Oggi per la scuola, rendere l’alunno costruttore attivo del proprio sapere, è sfida educativa non da poco e fondamentale in tal senso è il ruolo dell’insegnante che sveste i panni di mero erogatore di conoscenze per trasformarsi in mediatore e facilitatore in grado di motivare e incuriosire l’alunno attraverso azioni mirate di empowerment.

Il ruolo centrale degli alunni incomincia subito nell’individuazione del “problema” da affrontare e da prendere in considerazione.

L’integrazione del curricolo è altro aspetto costitutivo del SL.

Le azioni solidali individuate non sono scorporate o avulse da quanto gli studenti apprendono a scuola.

È fondamentale che ci sia integrazione tra l’azione sociale promossa e l’apprendimento.

Non si tratta dunque di fare altro ma di fare didattica in altro modo, attraverso il coinvolgimento di più discipline in una logica interdisciplinare che tocchi vari ambiti.

Il SL è espressione di scuola aperta al territorio, per cui l’azione di tessitura e di dialogo con la comunità entro cui è inserita diventa il perno centrale su cui far ruotare ogni iniziativa.

La rete di collaborazione tra più soggetti, enti, associazioni, Istituzioni diventa risorsa fondamentale per creare sinergie e collaborazioni che aiutino a far crescere la comunità.

La scuola che adotta un progetto di SL è una scuola pronta ad “uscire” dall’aula per trovare spazio “fuori”, nel territorio, nel quartiere, nella comunità entro cui opera.

Altro aspetto caratterizzante è la reciprocità.

Si lavora non soltanto per la comunità ma con la comunità e ogni soggetto è allo stesso tempo donatore di qualcosa e ricevente in un circolo virtuoso dove ognuno partecipa arricchendo l’altro.

Infine, il progetto di SL richiede un continuo processo di riflessione sull’esperienza e sulle competenze acquisite.

Ciò che conta non è solo l’azione solidale in sé ma soprattutto l’esperienza educativa, ciò che gli studenti apprendono e la riflessione che ne consegue e che mette in connessione l’azione solidale con le competenze acquisite.

Obiettivo primario pertanto è l’apprendimento e il processo di apprendimento più che il servizio svolto.

Gli alunni si sentono protagonisti e sviluppano autostima, motivazione e comportamenti prosociali come la condivisione, l’aiuto reciproco, l’empatia, la solidarietà.

Sperimentano la fiducia nei loro confronti e cominciano ad assumersi responsabilità prendendosi cura degli altri e dell’ambiente.

Diventa un percorso di crescita del singolo e dell’intera classe.

Un buon SL coniuga le emozioni, con l’impegno, la partecipazione, la motivazione trasformando l’apprendimento in apprendimento significativo, che allo stesso tempo è partecipato e collaborativo.

Le 5 tipologie di progetto

Per realizzare un progetto di SL non si può pensare a qualcosa di sempre uguale e ripetibile.

Ogni progetto ha come caratteristiche principali la versatilità e la trasversalità, pertanto non esiste un solo modo di pensare o progettare un percorso di SL.

Si possono ritrovare 5 distinte tipologie:

  • Research- based SL che consiste in un progetto di ricerca sul campo dove gli alunni sono coinvolti nella raccolta di informazioni, nella ricerca al fine di prendere consapevolezza dei bisogni presenti sul territorio. La raccolta di informazioni è possibile attraverso le interviste, i sondaggi, l’osservazione diretta;
  • Advocacy SL che diventa esperienza significativa in quanto stimola al voler conoscere i problemi reali e a volerli risolvere, cercando soluzioni. Questo modello spinge all’attuazione di campagne di sensibilizzazione attraverso modalità comunicative efficaci (ad esempio attraverso i social);
  • Indirect SL che consiste nell’intervento sulla realtà attraverso per esempio l’allestimento o la sistemazione di spazi da dedicare a situazioni di bisogno attraverso interventi anche sull’ambiente;
  • Direct SL chiamato anche “faccia a faccia” e ritenuta la modalità più concreta ed efficace in quanto mette in stretta correlazione gli alunni con le persone destinatarie delle azioni. L’incontro fisico tra le due parti diventa momento di condivisione del vissuto e delle storie di sofferenza;
  • Virtual SL che riguarda la particolare tipologia di realizzazione on line.

Le fasi di un SL

La prima fase quando ci si accinge a pensare ad un percorso di SL è quella della motivazione in cui occorre chiedersi perché si è scelto di realizzare quella azione piuttosto che un’altra.

È la prima tappa di coinvolgimento degli alunni in relazione ai reali bisogni del territorio.

La seconda fase è quella della diagnosi.

È il  momento di capire quali sono le criticità e su quali intervenire.

È la fase delle idee e delle successive proposte da formulare.

Segue la fase progettuale che si divide in ideazione e progettazione.

Nella prima prevale la dimensione dell’apprendimento e vanno identificate le discipline che a vario titolo possono essere coinvolte.

In questa fase gli alunni si occupano di trovare le informazioni necessarie attraverso diversi metodi id indagine.

Si passa poi alla fase della progettazione con la messa a punto del piano di intervento.

In questa fase si possono individuare altri soggetti presenti sul territorio ed è necessario predisporre un cronoprogramma che evidenzi bene i tempi, le fasi, le azioni e i ruoli.

Nella fase successiva si passa dalle idee alle azioni.

È la fase dell’agire.

Gli alunni escono dall’aula per incontrare il mondo reale e sperimentare che si può fare qualcosa nel concreto.

Ogni fase va documentata attraverso foto, video, appunti.

L’ultima fase di chiusura è quella della valutazione e della riflessione.

Qui gli alunni sono invitati a riflettere sull’esperienza realizzata, provando ad esprimere una propria valutazione in cui definire criticità, difficoltà, punti di forza ed emozioni provate.

In ultimo gli alunni sono invitati a raccontare le esperienze vissute e i progetti realizzati, celebrando la conclusione di un progetto attraverso un evento pubblico simbolico, festoso, che coinvolga la comunità per condividere le idee e le azioni poste in essere.

La cosa più importante è che tutte le fasi devono essere pensate e costruite dagli alunni sulla base delle situazioni che sentono vicine al proprio vissuto e al proprio bagaglio di esperienze.

Oltre alle fasi sopra riportate esistono poi tre processi trasversali che si realizzano durante tutte le fasi del percorso.

Esse sono la riflessione, la documentazione e comunicazione ed, infine, il monitoraggio e la valutazione.

Il Manifesto di Avanguardie educative: Dentro /fuori la scuola

Il movimento di innovazione delle Avanguardie educative che porta a sistema le esperienze più significative di trasformazione del modello organizzativo e didattico della scuola, tra le azioni da adottare propone l’azione “Dentro/fuori la scuola- Service Learning” che arricchisce la Galleria delle Idee per l’Innovazione.

Si propone un’idea di scuola civica come luogo di incontro tra sapere formale e informale che si realizza nell’integrazione tra scuola e territorio attraverso esperienze di apprendimento significativo con finalità di interesse sociale.

Nello scenario di Avanguardie educative questo approccio mira ad introdurre metodologie diverse dalla lezione frontale che siano più attive con una nuova rimodulazione di spazi e tempi per l’apprendimento.

Tra i sette “orizzonti di riferimento” del Manifesto delle Avanguardie educative il SL ne richiama due in particolare:

  • l’orizzonte n. 5 “Riconnettere i saperi della scuola e i saperi della società della conoscenza”;
  • l’orizzonte n. 6 “Investire sul capitale umano ripensando i rapporti”.

L’idea è una proposta di innovazione che insiste sul rafforzamento del rapporto tra scuola e territorio, attraverso un dialogo continuo con gli Enti Locali, le istituzioni, gli stakeholder dove il territorio diventa laboratorio di sperimentazione di percorsi didattici innovativi per la scuola.

Quali sono i vantaggi del SL?

Tra i vantaggi vanno sicuramente annoverati la doppia intenzionalità tra apprendimento e servizio, il circolo virtuoso tra obiettivi di apprendimento e di servizio, l’orizzontalità tra chi dona e chi riceve, le fondamentali alleanze sul territorio, l’azione strettamente legata ad un bisogno reale, vero e sentito dalla comunità.

E poi sicuramente no va dimenticato lo stretto legame tra curricolo e azione solidale che ne è parte integrante, la transdisciplinarità, il riconoscimento delle diversità, il ruolo attivo dei protagonisti nonché la riflessione su quanto svolto in termini di servizio e di apprendimento.

Conclusioni

La realizzazione di progetti di SL rappresenta un processo di crescita umana e cognitiva.

L’impegno sociale incide sullo sviluppo degli studenti non solo per quanto riguarda la personalità ma anche per i risultati scolastici.

Si potrebbe avviare una riflessione di connessione sul tema del SL come strumento per rivitalizzare il tema della conversione delle sanzioni disciplinari in azioni di rieducazione e ri-orientamento dello studente che ha “sbagliato” e che, in chiave di vera e reale partecipazione alla comunità, ha bisogno di essere accompagnato in un percorso pienamente integrato di costruzione sociale di recupero.

Gli interrogativi di partenza da cui poi sviluppare un percorso di SL potrebbero interessare gli alunni più fragili e demotivati, come migliorarne la qualità di vita, come diventare più attrattivi ai loro occhi, come favorire il massimo accesso agli apprendimenti e alla partecipazione, nonché alla frequenza, come prevenire e contrastare la dispersione scolastica.

Da qui individuare gli obiettivi di apprendimento (learning) e poi quelli di servizio (service), collaborare con gli attori coinvolti per un progetto comune, promuovere il senso di appartenenza alla propria scuola, al quartiere prendendosene cura, attivare forme di cooperazione e diffondere tra i giovani l’importanza di una cittadinanza attiva e consapevole per le generazioni future.

Gli attori coinvolti devono necessariamente essere consapevoli e partecipi.

Vanno pensate azioni di informazione sia per le famiglie che per i docenti.

La famiglia può collaborare alla realizzazione delle diverse fasi del progetto partecipando anche alle attività di disseminazione dei risultati. I docenti supportano l’attività di ricerca degli alunni.

Pianificano insieme ai vari soggetti coinvolti le attività.

Credono fortemente nel valore che ha la cultura, ma anche la formazione e l’educazione, al centro delle relazioni sociali.

Promotore delle azioni è il dirigente scolastico che attiva le relazioni sul territorio, firma i protocolli di intesa e stila patti educativi di comunità con le associazioni e le istituzioni coinvolte, definisce con i docenti il disegno di ricerca e i ruoli, inserisce il SL all’interno del Piano triennale dell’offerta formativa, costituisce un team di lavoro e individua un referente.

Coinvolge infine le famiglie illustrando i vantaggi e i benefici del SL.

Un buon progetto di Service Learning richiede un’accurata analisi della realtà sulla quale si vuole intervenire, insieme alla consapevolezza dei punti di forza e delle competenze del gruppo che sarà impegnato nella pianificazione delle azioni.

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