Il Napoli per i napoletani: amore senza fine

La febbre sportiva per il Napoli arrivò grazie ad inglesi, canadesi, belgi, danesi e francesi. Tutti commercianti, agenti marittimi, intellettuali e viaggiatori che vivevano in città

Il Napoli per i napoletani è la storia di un amore che non conosce confini spazio/temporali. Il colore preponderante è l’azzurro, fu scelto apposta per il mare e per il cielo. Il riflesso azzurro fu preferito sin dalle origini ai colori giallorossi della municipalità.

Nel 1886 si registrò tra le colonne de Il Mattino la prima partita ufficiale di calcio, disputata su Campo Marte a Capodichino.

La prima società calcistica vera e propria arrivò nel 1904 con Carlo Garozzo, giovane e facoltoso egiziano di origini italiane, venuto a Napoli per studiare all’Istituto di Belle Arti. Il Naples era in calzoncini neri e maglietta a righe verticali blu-celesti.

Il 1926 non è la data di fondazione del club (come erroneamente si tende a credere) ma quella del cambio di denominazione.

Dopo un avvio lento la passione per la squadra crebbe in maniera esponenziale con l’arrivo di Omar Sivori (soffiato alla Juventus) e Josè Altafini (preso dal Milan). Almeno fino al 1984, quando l’arrivo di Diego Armando Maradona esaurì allo stadio San Paolo ogni primato di affluenza e di incassi.

Il primo incontro con il “Dios” argentino costò ai tifosi napoletani mille lire, cifra tonda per vederlo palleggiare con le arance: 5 luglio 1984, 70.000 spettatori, 253 giornalisti, 78 fotografi, 9 reti televisive.

Ironia e fantasia alla base del tifo napoletano

I tifosi partenopei sono noti in tutto il mondo per passione e goliardia. Tra gli striscioni storici c’è sicuramente “Giulietta è ‘na zoccola”, chiaro riferimento ai facili costumi della più nota cittadina veronese, esposto in occasione di un Napoli-Verona all’inizio degli anni ’80. Era la risposta a “Vesuvio facci sognare”, incassato dai napoletani all’andata.

Il botta e risposta continua nella stagione 1991-92 quando a “Dai Quartieri Spagnoli ai Campi Flegrei, Vesuvio regalaci un’altra Pompei”, i tifosi napoletani risposero: “Campioni una volta, signori per sempre”.

Per non parlare dell’esplosione di fantasia e sollievo dopo il primo scudetto del 1987, “Scusate il ritardo”. Oppure, “San Gennà non ti crucciare, lo sai che ti voglio bene, ma ‘na finta e Maradona squaglia ‘o sanghe dint ‘e ‘vvene”. Fino alla scritta sul muro del cimitero di Poggioreale: “Nun sapete che vi siete persi”.

Anche il ciuccio mascotte ha una storia tutta sua. Era un cavallo, finchè in una sera sconsolata al bar Brasiliano del 1926-27, dopo l’ennesima sconfitta un tifoso mormorò: ”Sta squadra nosta me pare ‘o ciuccio ‘e fichelle, trentatre piaghe e a coda fracida”.

Da allora quel ciuccio, ne ha fatta di strada.

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