Il “Grande reset” . Le nuove idee del World Economic Forum (WEF) per la scuola del futuro

WEF. La scuola, si sa, è il posto principe per la formazione del futuro, in particolare per la creazione delle menti e delle personalità che cambieranno, anno dopo anno, il nostro sistema Paese, nonché il Mondo intero.

Così, se da un lato le tradizioni risultano essere la base della più importante progettualità futura, dall’altra parte ci interfacciamo sempre di più con l’impossibilità di guidare le dinamiche contemporanee rimanendo nei precedenti canoni che, per ovvi motivi, non risultano dunque sempre consoni a rimanere al passo con i tempi, specie in prospettiva a lungo miraggio.

Questo il motivo principale per cui, ogni anno, il World Economic Forum (WEF) riunisce élite economiche mondiali per poter aprire uno spazio dedicato completamente al confronto circa nuovi approcci scolastici, nuove idee e nuovi progetti da ideare, al fine di garantire uno sviluppo delle istituzioni scolastiche che sia sempre in linea con le nuove esigenze mondiali.

Un “Grande reset”, questo è ciò che si richiede all’istruzione e a chi ne è al capo. Un approccio diverso nei confronti delle necessità che vanno via via modificandosi e che hanno a che fare, principalmente, con il principio di “occupabilità”, ovvero con la possibilità di garantire, anche attraverso lo studio, una posizione lavorativa consona alle proprie ambizioni e aspirazioni.

Da questa considerazione nasce il modello educativo “alternativo”, il New Educational Institute (NEI, Nuova Istituzione Educativa), completamente incentrato in tematiche quali la componente digitale, l‘informatica e il business. Oggetto cardine del nuovo futuro educativo e prossimo panorama professionale.

Alcune nuove idee del WEF

Secondo l’Istituzione mondiale, la nuova scuola dovrebbe reggere su alcune, fondamentali, basi: esempio ne sono le flipped classroom, dove la lezione diventa compito a casa mentre il tempo in classe è usato per attività collaborative, esperienze e laboratori. In cui, soprattutto la parte pratica diventa estremamente più importante di quella teorica.

Un altro principio riguarda poi la partnership con le aziende, al fine di garantire una maggior collaborazione con altri Enti per dare maggior spazio alla alternanza scuola-lavoro e alla pratica ed esperienza degli studenti sul campo dei propri studi.

I corsi scolastici, poi, secondo la NEI dovrebbero essere organizzati secondo delle “sequenze di credenziali“, ovvero divisi per gradi anziché anni, in modo da sfavorire l’abbandono scolastico e garantire, ad ogni studente, la valorizzazione nelle materie in cui eccelle, senza farlo sentire in difetto in altri campi in cui mostrasse maggiori difficoltà.

Tutti aspetti, soprattutto l’ultimo, da dover ben valutare e studiare, in quanto si tratta di idee e progetti non solo di difficile comprensione, almeno allo stato italiano attuale, bensì anche di complicata realizzazione, data la sempre più attuale paura del cambiamento e l’ancoraggio agli schemi passati che fino ad ora hanno governato.

Un esempio di tale innovazione, però, è già stata portata a termine, tra l’altro proprio in Italia, nei licei TED (Transizione ecologica e digitale), in linea con quella che è stata definita la Quarta rivoluzione industriale degli ultimi anni e, soprattutto in accordo con le esigenze di una nuova generazione di menti sempre più evolute nel mondo digitale.

Tra vecchi e nuovi schemi, la scuola italiana è sempre oggetto di dibattito, e se da una parte il WEF e la NEI potrebbero apportare dei vantaggi nei confronti della praticità e maggior facilità nell’approccio al lavoro, dall’altra è pur sempre indicativo l’allontanamento dalla parte teorica, che invece plasma le menti dei più giovani e che ha da sempre favorito lo sviluppo di senso critico, capacità filologiche e, forse, anche la più semplice e meravigliosa emozionalità.

Articolo a cura di Sara Barone

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