Educazione al suono, alla musica e all’ascolto emotivo

La Dott.ssa Rosa Cilio in questo ultimo lavoro si occupa di “Educazione al suono, alla musica e all’ascolto emotivo”. Un tema di grande spessore e importanza nella didattica della scuola primaria e in generale per tutte le età.

Nelle Indicazioni Nazionali per i piani di studio personalizzati nella scuola primaria, è stata specificata l’importanza dell’educazione al suono e alla musica già dai primissimi anni di vita. Per far sì che il mondo della scuola e quello della musica possano incontrarsi e creare un’osmosi culturale, è necessario un progetto didattico chiaro e trasversale.

Una didattica della musica richiede spazi dove sia possibile far vivere ai bambini un’esperienza percettiva, sensoriale, fisica. Con piccoli strumenti a percussione come metallofoni, glockspiel, xilofoni, e dal suono indeterminato come piatti, triangoli, sonagli, tamburi, e ancora strumenti melodici quindi flauti, pianoforti, chitarre.

La finalità del percorso formativo, inizia con l’indagine dei suoni ambientali per comprendere e percepire  il mondo sonoro circostante, interpretarlo verbalmente e con il linguaggio gestuale, descriverlo attraverso il disegno e la scrittura. Infatti, attraverso le attività operative il bambino sarà stimolato a percepire i suoni all’esterno e all’interno dell’aula, stabilendo se si tratta di suoni umani, animali, sconosciuti. Andrà ad elencarli in ordine di ascolto, associando ad ogni suono un disegno o comunque un simbolo grafico, una parola o una stilizzazione. Questo processo stimolerà la memorizzazione e il processo globale di apprendimento.

Il docente in base al suo progetto didattico saprà sostituire gli strumenti con la voce. Impiegare una gestualità specifica, associare al ritmo i movimenti del corpo, inventare e costruire strumenti improvvisati assieme ai suoi alunni. Drammatizzare e cantare rendendo l’apprendimento una fantastica esperienza di vita.

Presentazione a cura della Dott.ssa Paola Perlini
____________
Contributo a cura della Dott.ssa Rosa Cilio

Educazione al suono, alla musica e all’ascolto emotivo.

Nelle Indicazioni Nazionali per i piani di studio personalizzati nella scuola primaria, è stata specificata l’importanza dell’educazione al suono e alla musica già dai primissimi anni di vita. Per far sì che il mondo della scuola e quello della musica possano incontrarsi e creare un’osmosi culturale, è necessario un progetto didattico chiaro e trasversale.

Una didattica della musica richiede un setting adeguato, ovvero spazi dove sia possibile posizionare tutta quella strumentazione necessaria a far vivere nei bambini un’esperienza percettiva, sensoriale, fisica, piccoli strumenti a percussione determinata come metallofoni, glockspiel, xilofoni, e dal suono indeterminato come piatti, triangoli, sonagli, tamburi, e ancora strumenti melodici quindi flauti, pianoforti, chitarre. Sarà comunque la capacità dell’insegnante, la sua modalità relazionale a definire la sostanza di quella che possiamo definire una educazione al suono e alla musica. Un docente immerso nel suo progetto didattico saprà all’occorrenza sostituire gli strumenti con la voce, impiegare una gestualità specifica, associare al ritmo i movimenti del corpo, inventare e costruire strumenti improvvisati assieme ai suoi alunni, drammatizzare e cantare.

La finalità del percorso formativo, inizia con l’indagine dei suoni ambientali per comprendere e percepire  il mondo sonoro circostante, interpretarlo verbalmente e con il linguaggio gestuale, descriverlo attraverso il disegno e la scrittura. Infatti, attraverso le attività operative il bambino sarà stimolato a percepire i suoni all’esterno e all’interno dell’aula, stabilendo se si tratta di suoni umani, animali, sconosciuti. Andrà ad elencarli in ordine di ascolto, associando ad ogni suono un disegno o comunque un simbolo grafico, una parola o una stilizzazione. Questo processo stimolerà la memorizzazione e il processo globale di apprendimento.

In seguito a questa attività, gli alunni sono in grado di creare vere partiture ambientali utilizzando l’immaginazione. Ad esempio si potrà proporre di immaginare il bosco: si sceglieranno i materiali per riprodurre il suono del vento, delle foglie, della pioggia, degli animali, impiegando quei materiali molto spesso destinati al riciclo. Barattoli, posate, scatole; si potranno drammatizzare sequenze di storie o fiabe inventate partendo dal solo verso di uno o più animali del bosco. Tutto questo lavoro sui suoni è molto trasversale e coinvolge molte discipline come l’educazione linguistica e motoria, oltre ad essere un arricchimento espressivo che coinvolge la persona ad un livello globale.

Il suono viene percepito dal bambino non in quanto tale, ma in relazione al silenzio o ad altri suoni, questo perché la relazione è lo strumento con il quale più spesso si approccia agli altri, al mondo. Si passa quindi alla registrazione e alla descrizione dei suoni proposti con gli strumenti o con la voce e si passa all’analisi delle coppie primarie, base dell’esperienza sensoriale. Forte-piano, suono-silenzio, acuto-grave.

Un altro elemento imprescindibile in un progetto di educazione musicale è il rapporto tra musica e corporeità, che viene favorito dall’esecuzione di esercizi ritmici nei quali i fanciulli possono manipolare e incontrare le cose attraverso il corpo, distinguendo il proprio dal resto del mondo e dall’ambiente circostante. Potrà imparare, attraverso le percussioni sul proprio corpo, nuovi ritmi e nuove melodie.

Per introdurre lo studio degli strumenti musicali, è fondamentale innanzitutto mostrarli, descriverne le caratteristiche. Invitare i bambini a riproporli sotto forma di disegno. Passando ad un ascolto guidato per consentire la memorizzazione dei singoli strumenti e la modalità con cui il suono viene prodotto. Discriminando lo strumento a corda, a fiato, a percussione ecc. É importante proporre un momento didattico nel quale l’alunno possa imparare ad imitare il suono dello strumento con la voce e i gesti.

Un errore abbastanza frequente del passato è stato discriminare i bambini “stonati” da quelli “intonati”. Senza contare che l’obiettivo finale non dovrebbe essere solo preparare il coro per la manifestazione di fine anno, ma favorire la ricerca intorno alla propria voce per sperimentarne le qualità espressive, le inflessioni, le potenzialità, affinché anche un’attività così naturale come il canto, possa diventare uno strumento di crescita interiore. Anche la visione di un cartone animato o un musical può attivare la fantasia. Infatti nella tecnica dell’audiovisivo confluiscono le attività manuali, la fotografia, il gesto mimico, la sonorizzazione e la recitazione. La musica è radicata in particolar modo alla nostra esperienza percettiva ed emotiva, è senza dubbio un’arte sensoriale e corporea.

Il progetto è quindi uno scenario, un puzzle che va completando i suoi tasselli strada facendo. E se del piano iniziale sono responsabili i formatori, la scenografia finale sarà il frutto della collaborazione di tutti gli attori, di una negoziazione costante e continua.

Possiamo definire la musica come quello strumento da ricostruire e manipolare attraverso un percorso di riflessione e di produzione non solo personale, ma di gruppo. In sostanza si tratta di porre attenzione al “sapere come”, senza tralasciare il “sapere cosa”. Sapere come comprendere tutte quelle capacità auto-espressive che vanno ad arricchire la personalità del soggetto in rapporto alla musica. Il sapere cosa, si riferisce a quelle abilità pratiche e cognitive che attraverso una educazione musicale si può promuovere. É qui che possiamo introdurre il discorso della interdisciplinarietà. Le discipline artistiche e in particolar modo la musica non sono strutture chiuse. Sono sistemi simbolici, dei linguaggi attraverso i quali è possibile dare senso all’esperienza, esperienza non intesa come un fatto fortuito ma qualcosa che accade, il frutto di un incontro sensoriale ed emotivo. Non significa cioè, sperimentare secondo una logica prestabilita ma mettersi in movimento, incontrare qualcosa che ci cambia e in qualche modo consente un’evoluzione.

L’incontro con un testo musicale impegna il vissuto, l’attenzione deduttiva, la meraviglia. In tutto questo si vanno ad intrecciare corporeità, conoscenza, cognitivo e sensibile in un processo dinamico formativo. Se il punto di partenza è la multisensorialità dell’esperienza, viene a mancare quella rigidità disciplinare a favore di reciproche contaminazioni. Si tratta di sperimentare e promuovere una progettazione multidisciplinare dato che gli intrecci sono molteplici.

L’adesione ad un progetto comune piuttosto che una omogeneità disciplinare dà un senso pedagogico all’educazione musicale. Un progetto comune va ad indebolire quelle barriere che fino a poco fa hanno reso l’ossatura dei curricoli molto rigida. Salvare la scuola, liberarla da quella definizione di luogo della trasmissione dei saperi, significa adeguarla alle nuove esigenze formative, dotarla di quei mezzi che danno al bambino e poi al ragazzo la chiave di lettura di un mondo complesso e disorientante. La musica si comunica, si spande e si tramanda da una popolazione all’altra travalicando molto spesso dei confini politici, geografici e linguistici con un’agilità sconosciuta a tutte le altre arti.

È proprio questa capacità di sconfinare che è necessario portarsi in ambito scolastico, in quanto essa si configura come un sapere di relazione, un’educazione dell’incontro, che può costituire la premessa di una società multiculturale fondata sul rispetto delle differenze e non sulla tolleranza della diversità.

Edwin E. Gordon sosteneva che un cervello musicale sviluppa capacità di introspezione, di comprensione degli altri e della vita stessa. Impara a migliorare la capacità di sviluppare e alimentare liberamente la propria immaginazione e la propria creatività. Gordon ha fondato il Music Learning Theory (MLT), per avvicinare i bambin alla musica fin da piccoli. Egli sosteneva che la competenza principale nell’approccio alla musica è l’ “Audiation”, ovvero il pensiero musicale. Quella caratteristica fondamentale per comprendere la musica che si utilizza sia per l’ascolto che per improvvisare musicalmente.

Questo metodo insegna ai bambini a esprimersi attraverso la musica. Utilizzando la voce o gli strumenti musicali; la capacità di Audiation si sviluppa già a partire dall’età neonatale. Affinché ciò avvenga è necessario che il bambino viva fin da piccolo in un ambiente ricco di stimoli musicali. In questo metodo il gioco e il movimento sono impiegati per favorire l’ascolto della musica e la capacità di comprenderla.

Harry Allen Overstreet, noto scrittore americano, all’inizio del ventesimo secolo scriverà: “Ho i miei dolori, amori, piaceri particolari; e tu hai i tuoi. Ma dolore, gioia, desiderio, speranza, amore, appartengono a tutti noi, in ogni tempo e in ogni luogo. La musica è l’unico mezzo con cui sentiamo queste emozioni nella loro universalità”. Educare i più piccini a sentire le proprie emozioni, a percepirle e riconoscerle, farà di loro adolescenti più forti e adulti più consapevoli.

Autore