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Dossier pensioni. A che età si può andare in pensione e come calcolarne la quota?

Negli articoli precedenti, abbiamo affrontato il tema delle quote pensione, valutando quelle che potevano essere le alternative per coloro i quali, ad esempio, non avessero raggiunto i 20 anni di contributi versati.

Oggi apriamo invece una serie di risposte a domande generiche, affrontando articolo dopo articolo l’argomento da un punto di vista più tecnico, cercando di capire quali sono a livello pratico i requisiti per poter andare in pensione e come funziona il sistema in Italia.

A che età si può andare in pensione?

A rigor di logica, la prima domanda che ci poniamo è la più scontata ma anche la più dibattuta.

È bene ricordare, dal principio, che con il costante aumento dell’aspettativa di vita, ogni biennio viene valutato sulla base della situazione territoriale e dunque c’è una riformulazione dell’età anagrafica in cui è possibile andare in pensione. Di fatto, però, ad oggi abbiamo la certezza che fino al 2024 non dovrebbe esserci cambiamento nel sistema nazionale, per cui le età che riportiamo sono le medesime che riscontreremo anche nei prossimi anni.

Per quel che concerne la pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico è, sia per uomini che per donne, l’aver raggiunto i 67 anni di età, avendo versato almeno 20 anni di contributi. Per chi non avesse raggiunto gli anni di versamento richiesti, l’età anagrafica per la pensione passa a 71 anni, con almeno 5 anni di contributi. Diverso è il caso per chi abbia svolto mansioni gravose, per i quali sono richiesti 66 anni e 7 mesi con 30 di contributi.

Per quel che concerne invece le pensioni anticipate, esse richiedono come requisito principale 42 anni e 10 anni di contributi, per gli uomini, mentre per le donne restano inalterati i 10 mesi di contributi ma l’età richiesta scende a 41 anni, requisito che riscontriamo anche per le pensioni precoci.

Come si calcola la quota pensionistica?

Diverso è il tema che riguarda il calcolo della pensione che si andrà a riscuotere. Essa cambierà infatti in base alla somma di contributi versati, soprattutto poi in base a quando lo si è fatto – ovvero prima della riforma del 1995 (Dini) oppure prima di quella del 2011 (Fornero).

Sulla base di questa premessa, i requisiti di calcolo si basano su tre sistemi:

  1. Sistema retributivo: per i lavoratori assunti o autonomi prima del 31 dicembre 1995
  2. Sistema contributivo: valido dal 1 gennaio 2012
  3. Sistema misto: ai quali lavoratori si applica il sistema retributivo fino al 31 dicembre 1995 (se hanno versato almeno 18 anni entro quella data) e successivamente quello contributivo. Si crea così il sistema misto.

Articolo di Sara Barone

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