Dimensionamento e razionalizzazione della rete scolastica – nuovi parametri per nuovi equilibri

Dimensionamento e razionalizzazione della rete scolastica - nuovi parametri per nuovi equilibri

La Dott.ssa Anna Maria Sacco oggi ci fornisce un contributo di grande attualità per la scuola, infatti ci parla di: Dimensionamento e razionalizzazione della rete scolastica – nuovi parametri per nuovi equilibri.

L’intervento normativo di riforma del sistema di dimensionamento della rete scolastica nazionale fa capo ad una stringente indicazione europea, nell’ambito delle misure del PNRR, che mira ad adeguare la rete scolastica all’andamento anagrafico della popolazione studentesca.

E da dati statistici e proiezioni sui numeri, legati alla natalità, si evince una forte riduzione in termini di numeri della popolazione residente.

Il Decreto Interministeriale n. 127 del 30 giugno 2023 emanato dal Governo determina:

“Criteri per la definizione del contingente organico dei dirigenti scolastici e dei direttori generali e amministrativi a.s. 2024/2025, 2025/2026, 2026/2027” con cui si prevedono tagli calcolati di sedi e organici che avranno effetto principalmente a partire dal 2024/2025.

La nuova disciplina, a partire dall’anno scolastico 2024/2025, tiene conto del parametro della popolazione scolastica regionale indicato per la riforma 1.3 prevista dalla Missione 4 Componente 1 del PNRR, oltre che della necessità di salvaguardare le specificità derivanti dalle istituzioni presenti nei comuni montani, nelle piccole isole e nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche, anche prevedendo forme di compensazione interregionale.

La media regionale di un minimo di 900 e un massimo di 1000 alunni dovrebbe essere consolidata e prevedibilmente stabile almeno per un quinquennio, così da poter garantire una programmazione efficace all’interno delle istituzioni scolastiche senza dover sempre “fare i conti” con la mancanza di numeri per la definizione di organici e di un’offerta formativa di qualità.

Con l’applicazione della nuova disciplina, i risparmi dovrebbero confluire su di un Fondo, costituito nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione e del merito, da destinare, oltre che al pagamento delle supplenze brevi e saltuarie del personale scolastico, all’incremento del  Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche, del Fondo unico nazionale (FUN) della dirigenza scolastica, del fondo integrativo di istituto, anche con riferimento alle indennità destinate ai direttori dei servizi generali ed amministrativi.

Presentazione a cura della Dott.ssa Paola Perlini.
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Contributo a cura della Dott.ssa Anna Maria Sacco.

Dimensionamento e razionalizzazione della rete scolastica- nuovi parametri per nuovi equilibri

A tenere banco in queste ultime settimane di agosto, in vista della ripartenza e con mille incombenze e nuove sfide alla porta, c’è sicuramente l’indicazione, da parte del governo centrale e di conseguenza dei Dipartimenti dell’Istruzione, dell’Università e del Diritto allo studio regionali , di criteri e linee guida a cui ci si dovrà attenere per la predisposizione della proposta di ciascun piano di dimensionamento e razionalizzazione della rete scolastica di ogni ordine e grado per l‘anno scolastico 2024-2025.

Tutto ha inizio con la L. 197 del 29 dicembre 2022, l’ultima “Finanziaria” che, al comma 557 innalza il numero minimo di alunni delle istituzioni scolastiche a 900 studenti.

La notizia ha fatto molto discutere nel mese di dicembre all’interno delle associazioni rappresentative di categoria, per poi “scomparire” e riaffiorare con l’emanazione di decreti assessoriali e linee guida che invitano ad attuare quanto previsto dal suddetto comma.

L’intervento normativo di riforma del sistema di dimensionamento della rete scolastica nazionale fa capo ad una stringente indicazione europea, nell’ambito delle misure del PNRR, che mira ad adeguare la rete scolastica all’andamento anagrafico della popolazione studentesca.

 E da dati statistici e proiezioni sui numeri, legati alla natalità, si evince una forte riduzione in termini di numeri della popolazione residente.

Ad aprile lo schema di D.I. è stato trasmesso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito alla Conferenza Unificata in modo da giungere ad un accordo e all’emanazione del successivo Decreto Interministeriale n. 127 del 30 giugno 2023 “Criteri per la definizione del contingente organico dei dirigenti scolastici e dei direttori generali e amministrativi a.s. 2024/2025, 2025/2026, 2026/2027” con cui si prevedono tagli calcolati di sedi e organici che avranno effetto principalmente a partire dal 2024/2025.

Si tratta dell’ultimo anno in cui sono utilizzati i parametri previsti dal D. Lgs. 98/2011 e dalle successive modifiche che fissano a 600 il numero minimo di alunni che consente alle istituzioni scolastiche di avere un dirigente scolastico e un DSGA titolari.

Prima di adesso, L’art. 19, comma 5, del D.Lgs. 98/2011 disponeva che, negli a.s. 2012/2013 e 2013/2014, alle istituzioni scolastiche autonome costituite con un numero di alunni inferiore a 600 unità, ridotto fino a 400 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche, non potevano essere assegnati dirigenti scolastici con incarico a tempo indeterminato e le stesse erano conferite in reggenza a dirigenti scolastici con incarico su altre istituzioni scolastiche autonome.

Analogamente l’art. 19 comma 5 bis disponeva che, negli stessi a.s., alle medesime istituzioni scolastiche autonome non poteva essere assegnato in via esclusiva un posto di direttore dei servizi generali ed amministrativi (DSGA) e che, dunque, il posto era assegnato in comune con altre istituzioni scolastiche.

Con la legge di bilancio 2021, per l’a.s. 2021/2022, il numero minimo di alunni necessario perché alle istituzioni scolastiche autonome potessero essere assegnati dirigenti scolastici con incarico a tempo indeterminato veniva ridotto a 500 unità (invece dei 600), ovvero fino a 300 unità (prima 400) per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche.

La stessa Legge di Bilancio aveva stabilito che le istituzioni scolastiche che non avessero raggiunto il numero minimo di alunni indicato dovessero essere conferite in reggenza a dirigenti scolastici con incarico su altre istituzioni scolastiche autonome e che alle stesse non potesse essere assegnato in via esclusiva un posto di DSGA.

Quest’ultimo, assegnato in comune con altre istituzioni scolastiche con decreto del Direttore generale o del dirigente non generale titolare dell’Ufficio scolastico regionale competente.

La nuova disciplina, a partire dall’anno scolastico 2024/2025, tiene conto del parametro della popolazione scolastica regionale indicato per la riforma 1.3 prevista dalla Missione 4 Componente 1 del PNRR, oltre che della necessità di salvaguardare le specificità derivanti dalle istituzioni presenti nei comuni montani, nelle piccole isole e nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche, anche prevedendo forme di compensazione interregionale.

Viene inoltre disposto che le Regioni, sulla base dei parametri individuati dal decreto di definizione dei criteri, provvedano autonomamente al dimensionamento della rete scolastica entro il 30 novembre di ogni anno, nei limiti del contingente annuale individuato dal decreto interministeriale.

Tocca infine agli Uffici scolastici regionali, sentite le Regioni, il compito di provvedere alla ripartizione del contingente dei dirigenti scolastici assegnato.

Il parametro con cui è stato individuato il contingente nazionale di dirigenti scolastici e di direttori dei servizi generali e amministrativi, alla luce del D.I. 127 del 30 giugno 2023, è stato ricavato dividendo per un coefficiente, comunque non inferiore a 900 e non superiore a 1000, il numero degli alunni iscritti nelle istituzioni scolastiche statali e dell’organico di diritto dell’anno scolastico di riferimento, su base regionale, in attuazione delle previsioni del PNRR Milestone M4C1 – Riforma 1.3 integrato dal fattore correttivo dipendente dalla densità degli abitanti per Kmq e tenendo conto della presenza di comuni montani, delle piccole isole e di aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche.

Ciò potrebbe far presumere che il parametro dei 900/1000 alunni non sia riferibile alla

“soglia per l’autonomia delle istituzioni scolastiche ma è unicamente finalizzato alla determinazione dell’organico regionale dei dirigenti scolastici e dei Direttori SGA senza più alcun limite minimo di alunni per garantire la presenza di un dirigente e di un DSGA nelle istituzioni scolastiche”.

Con l’applicazione della nuova disciplina, i risparmi dovrebbero confluire su di un Fondo, costituito nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione e del merito, da destinare, oltre che al pagamento delle supplenze brevi e saltuarie del personale scolastico, all’incremento del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche, del Fondo unico nazionale (FUN) della dirigenza scolastica, del fondo integrativo di istituto, anche con riferimento alle indennità destinate ai direttori dei servizi generali ed amministrativi.

Tra i punti di forza della riforma vi è sicuramente l’armonizzazione delle reti scolastiche a livello regionale con il numero degli studenti in un  arco temporale di dieci anni, favorendo una migliore programmazione pluriennale della rete scolastica così come la riduzione progressiva delle reggenze, sino alla loro eliminazione, attribuite ai Dirigenti Scolastici e della prassi dei DSGA condivisi tra più scuole, con un inevitabile miglioramento dell’efficienza amministrativa e gestionale.

Ciascuna Regione potrà inoltre organizzare autonomamente un contingente di Istituzioni scolastiche e di conseguenza di dirigenti scolastici e DSGA senza dover tenere conto del numero minimo di alunni per istituto che si attestava a 600, ovvero 400 per le scuole montane o ubicate nelle piccole isole, attraverso meccanismi compensativi rispetto alla normativa vigente.

L’effetto sarà quello di poter procedere a una pianificazione a livello locale adeguata alle esigenze del territorio permettendo all’Amministrazione di programmare un piano di assunzioni sulla base dell’effettivo fabbisogno.

È bene sottolineare che il piano di dimensionamento delle istituzioni scolastiche riguarda il numero delle “presidenze” e delle “direzioni amministrative” più che i plessi scolastici la cui apertura o chiusura dipendono dalle scelte degli enti locali.

Siamo sicuramente di fronte all’opportunità di realizzare una più razionale ed efficace distribuzione della rete scolastica sul territorio dando priorità alla costituzione di istituti comprensivi per le scuole del primo ciclo, attraverso la verticalizzazione, al fine di favorire percorsi di continuità educativa e didattica, a partire dalla scuola dell’infanzia, e garantire un processo di positiva integrazione di esperienze e competenze all’interno dello stesso ciclo di istruzione, utili anche a contrastare la dispersione scolastica.

La media regionale di un minimo di 900 e un massimo di 1000 alunni dovrebbe essere consolidata e prevedibilmente stabile almeno per un quinquennio, così da poter garantire una programmazione efficace all’interno delle istituzioni scolastiche senza dover sempre “fare i conti” con la mancanza di numeri per la definizione di organici e di un’offerta formativa di qualità.

Del resto chi meglio delle istituzioni scolastiche stesse possono conoscere le esigenze reali di un territorio e deliberare delle proposte attraverso i propri organismi di governo in relazione all’offerta formativa del proprio istituto, trasmettendole ai Comuni.

Da qui l’iter procedurale che vedrà coinvolti tavoli tecnici e di coordinamento provinciali e regionali.

Sarà la Regione infine ad approvare, definitivamente con una deliberazione di Giunta regionale, il Piano di dimensionamento scolastico ed il Piano regionale dell’offerta formativa e a trasmetterli all’USR per i dovuti adempimenti.

Malumori e fronti contrapposti

Preoccupazione e contrarietà arrivano da varie regioni che da più parti hanno preso posizioni contrarie a quanto definito dalla norma, impugnandola e facendo ricorso davanti alla Corte Costituzionale contro il provvedimento.

Di contro, Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha sempre difeso la scelta del governo dichiarando che è motivata dalla necessità di “osservare i vincoli dell’UE in attuazione del PNRR”.

A fronte di ogni considerazione dettata dalle diverse interpretazioni normative, la suddetta riforma ha creato non pochi malumori su fronti contrapposti che, al di là della legittimità dei criteri utili alla definizione di un piano di dimensionamento e razionalizzazione della rete scolastica, hanno trovato sfogo in ben altre valutazione di diversa natura.

Gli addetti ai lavori, siano essi dirigenti, direttori dei servizi generali e amministrativi, docenti, ma in fondo anche i genitori sono consapevoli che la creazione di istituti con un notevole incremento numerico porterà criticità sul fronte dell’organizzazione, dell’efficienza amministrativa, soprattutto se la manovra non verrà supportata da una modifica dei parametri normativi per la definizione degli organici e del numero degli alunni per classe, e, soprattutto, sul fronte delle relazioni.

Si dovranno ricostruire nuovi equilibri e rimodulare quelli già esistenti, si dovrà annullare parte degli sforzi fatti per costruire clima relazionale nelle comunità educanti, cultura dei membri e senso identitario.

Si creeranno collegi docenti numerosi che diventeranno fattore di complessità e sarà compito del dirigente saper creare un’intesa, lavorare sul clima, riportare ogni membro alla sua idea di scuola, diventare punto di incontro di un insieme di relazioni comunicative esercitando la propria leadership nella scuola.

Non sarà semplice per il dirigente scolastico guidare le persone al cambiamento, avere a che fare con le resistenze ai nuovi processi.

Significherà svolgere un ruolo sinergico finalizzato allo scambio propositivo, trasmettere la propria Vision, saper integrare i membri dell’organizzazione affinché possano relazionarsi efficacemente l’uno con l’altro e siano più inclini a vivere uno spirito di squadra.

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