Il cinema italiano come “arma fascista”: da LUCE a Cinecittà

Dall’Istituto LUCE alla nascita di Cinecittà: come Mussolini ed il fascismo hanno rivoluzionato il cinema italiano cercando di farne un’arma politica

Il Cinema è stato uno degli strumenti di propaganda politica più apprezzati dai regimi totalitari, tra cui quelli del nazismo e del fascismo. Infatti, con la salita al potere nel 1922 di Benito Mussolini – cinefilo come il politico sovietico Stalin ed il nazista Goebbels – il cinema italiano fu travolto dal fascismo, divenendo in poco tempo «l’arma più forte» al servizio del potere.

«Fin dall’indomani della marcia su Roma, si comincia ad attribuire a Mussolini il potere taumaturgico di risollevare le sorti del cinema italiano (“Evviva Mussolini! Perché, com’è risorta l’Italia, non dovrebbe risorgere anche l’industria cinematografica italiana?”) e assai presto si percepiscono le possibilità propagandistiche e didattiche del mezzo cinematograficoGuida alla storia del cinema italiano, Gian Piero Brunetta

E LUCE fu!

Durante i primi anni al potere Mussolini cercò di orientare la politica del regime alla conquista e monopolizzazione del settore cinematografico. Furono quindi varate una serie di misure col fine di promuovere il cinema come principale mezzo propagandistico. È così che – da un’idea di Mussolini, Paulucci De Calboli e De Feo – nel 1924 fu fondata L’Unione Cinematografica Educativa (LUCE). Quest’ultimo fu il primo vero esempio di “organizzazione pubblica e sistematica di educazione, informazione e propaganda attraverso le immagini”.

Come scrive Brunetta nel suo saggio, «Grazie al Luce, il fascismo è il primo governo al mondo a esercitare un controllo diretto sulla cronaca cinegiornalistica. E Mussolini è il primo capo di stato capace di costruirsi, grazie ai cinegiornali, un gigantesco arco di trionfo per le proprie imprese». In altre parole, così come l’architettura e la letteratura del tempo furono influenzate e strumentalizzate dal fascismo per testimoniare la grandezza del regime, allo stesso modo il Luce si preoccupò di raccogliere fotografie e video d’archivio per raccontare, attraverso il genere documentaristico, l’era fascista.

La nascita della Mostra del cinema di Venezia e di Cinecittà

Mentre si cercava di rilanciare la produzione nazionale con l’aiuto di misure protezionistiche e con la creazione della Direzione Generale per la Cinematografia (affidata a Luigi Freddi), il regime si dedicò anche alla costruzione di nuove ed importanti infrastrutture cinematografiche. Nel 1932 nacque la Mostra internazionale d’arte cinematografiche di Venezia, ritenuta ancora oggi il festival del cinema più antico e prestigioso in Italia e che quest’anno compirà ben 80 anni di vita.

In foto Luigi Freddi | Cinecittà News – storia del cinema

Nel 1935, invece, a seguito di un tragico incendio che distrusse gli studi della società CINES, Luigi Freddi – l’allora direttore generale per la cinematografia – avviò i lavori per la costruzione di un imponente complesso di teatri di posa, Cinecittà:

«Nel 1937 è inaugurata Cinecittà: costruita su un’area di 16 000 mq, appare come il complesso produttivo più moderno e attrezzato sul piano europeo, e sfida gli studi americani. Se, nell’anno della sua nascita, si girano 20 film, nel 1940 ben metà della produzione italiana vi è realizzata nei cinque grandi studi.

Cinecittà sorge dalle ceneri della Cines, distrutta dal fuoco, per cause misteriose, nel 1935: Roncoroni, che ne ha curato la nascita e il decollo, muore alla fine del 1938. Un anno dopo, l’intero complesso viene ceduto dagli eredi allo stato e, nel gennaio 1940, Freddi ne è nominato direttore.

Nel giro di pochi anni s’assiste a un notevole sviluppo della produzione italiana, che raggiunge, per qualità, modernità d’impianti e potenzialità produttive, uno dei primi posti al mondo riuscendo a sfornare prodotti avanzati dal punto di vista tecnologico e competitivi anche rispetto a quelli di Hollywood.» – Gian Piero Brunetta

L’arma più forte: l’uomo che inventò Cinecittà

Nell’ottobre del 2016 fu presentato all’undicesima edizione della Festa del cinema di Roma il docufilm L’arma più forte – L’uomo che inventò Cinecittà, diretto da Vanni Gandolfo e nato da un’idea di Valeria della Valle. Il film documentario racconta – partendo dalle idee e riflessioni scritte dal protagonista nel libro Il Cinema” (1948) – la storia dimenticata del “fascista hollywoodiano” Luigi Freddi.

Attraverso le immagini inedite dell’Archivio Luce, lo spettatore viene catapultato indietro nel tempo. E a raccontare la storia della nascita della “Hollywood sul Tevere” è lo stesso Freddi, interpretato dalla voce del celebre attore italiano Diego Abatantuono. Il film è, dunque, un intenso tuffo in una significativa fase della storia italiana. Quella fase in cui un funzionario fascista, per seguire il suo amore smodato per l’arte cinematografica, “inventò” la famosa ed iconica Cinecittà.

«Questo è l’inizio di tutto. Io sognavo una nuova Hollywood… tutta italiana– Luigi Freddi

Articolo a cura di Annarita Farias

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