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CIG o CUP in fattura: come sanare una omessa indicazione a posteriori del pagamento?

Articolo a cura della Dott.ssa Agata Scarafilo

Come ben noto, ai sensi del comma 2 dell’art. 25 del Decreto-Legge 24 aprile 2014, n. 66, le Pubbliche Amministrazioni, tra le quali le Scuole, non possono procedere al pagamento delle fatture elettroniche se non vengono riportate in esse il codice CIG e CUP (ove previsto).

Infatti, l’art. 1 del Decreto MEF n. 132 del 2020, ha inserito tra le 5 possibili cause di rifiuto della fattura PA, proprio l’omessa indicazione del CIG (Codice identificativo di gara) e del CUP (Codice unico di Progetto).

Stando, così, al tenore letterale della norma, le scuole, come qualunque altra PA, non potrebbero procedere al pagamento di una fattura qualora mancassero i due elementi di tracciabilità ai quali si può derogare solo nei casi di seguito indicati:

  1. per il CIG nei casi di esclusione dell’indicazione dello stesso nelle transazioni finanziarie così come previsto dalla Determinazione dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture 7 luglio 2011, n. 4 e nei casi di esclusione dall’obbligo di tracciabilità di cui alla Legge 13 agosto 2010, n. 136, previsti dalla tabella 1 allegata al decreto Decreto-Legge 24 aprile 2014, n. 66 (detta tabella è aggiornata con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentita l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture;
  2. per il CUP per ciò che costituisce spesa dell’area della gestione e quindi non rientra nei “progetti di investimento pubblico”, ai sensi art.11 della legge 16 gennaio 2003 n. 3, per i quali si deve, invece, richiedere obbligatoriamente il CUP.

Ricordiamo che le spese che rientrano nell’area dello sviluppo, per cui è obbligatorio il CUP, sono quelle che, in genere, fanno capo a progetti di investimento pubblico che:

a. apportano miglioramenti funzionali o strutturali all’Ente che ha deciso di realizzarli, e alla sua capacità di produrre servizi;
b. aumentano il patrimonio dell’Ente interessato o del Paese;
c. sono finanziate con risorse comunitarie (PON – POR) o con fondi FAS;
d. sono realizzate con risorse finanziarie derivanti da concessioni (esempio: lavori pubblici realizzati con operazioni di finanza di progetto “pura”).

Tutto ciò premesso, se per un mero errore non si è proceduto a rifiutare una fattura in cui mancava o era errato il CIG o il CUP e quindi si è perfino effettuato il pagamento di tale fattura, è possibile sanare a posteriori la situazione ai fini della corretta tracciabilità?

La risposta è positiva e ci viene dall’Agenzia dell’Entrate che con il parere n. 436 del 2019 evidenzia che “se la fattura nella quale il cedente/prestatore ha omesso di indicare il CIG (codice identificativo di gara) o ha indicato un numero errato è fiscalmente corretta e, quindi, pagabile da parte dell’istante”.

Dunque, la fattura priva del numero CIG e/o del CUP è fiscalmente corretta, dal momento che detti dati non rientrano tra gli elementi obbligatori indicati dall’articolo 21 del Decreto IVA (DPR n. 633 del 1972).

La stessa fattura sarebbe, inoltre, idonea a supportare il pagamento attraverso l’indicazione nel mandato di pagamento del CIG acquisito, soddisfacendo così i criteri stabiliti dalle disposizioni sulla tracciabilità dei pagamenti.

Tuttavia, pur essendo fiscalmente corretta ciò non esclude l’obbligo di indicare tale codice nella fattura elettronica emessa verso la Pubblica Amministrazione, quindi sarà necessario, come evidenzia l’Agenzia, sanare il documento fiscale mediante l’invio di un nuovo documento utile ad integrare i dati mancanti nel documento originario.

Il nuovo documento, che risolve e sana dunque la questione amministrativa, deve essere collegato alla fattura originaria e deve essere controfirmato sia dal fornitore che l’ha emessa che dal responsabile della stazione appaltante (nel caso delle scuole dal Dirigente Scolastico).

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