Asia e Oscars 2023: è tempo di diversità

Numeri da record per le rappresentanze asiatiche in corsa agli Oscars 2023: è tempo di diversità e pari opportunità

La 95esima edizione degli Academy Awards verrà senz’altro ricordata per i suoi numeri da record. Infatti, per la prima volta nella storia degli Oscars, ben quattro attori asiatici sono in nomination per l’illustre statuetta d’oro e, ancor più sorprendente, non saranno gli unici artisti provenienti dall’Oriente che sfileranno sul carpet champagne di quest’anno. Sì, perché tra le tante novità degli Oscars 2023, l’aria di rinnovamento ha travolto persino il famoso ed iconico red carpet che per questa edizione cambierà colore.

Il conduttore Jimmy Kimmel, che presenterà per la terza volta la più stellare notte dell’anno, ha così ironizzato sulla decisione dell’Academy: «Sapete, la gente si chiede: quest’anno ci saranno problemi? Gesti violenti? Ecco, scegliendo un colore chiaro l’Academy ci invita ad avere fiducia: quest’anno non verrà versato sangue», alludendo allo schiaffo di Will Smith a Chris Rock del 2022.

E non è tutto: tra i presentatori e le presentatrici di questa edizione ci sarà anche una delle più grandi ed amate attrici di Bollywood, Deepika Padukone.

Michelle Yeoh, Stephanie Hsu, Hong Chau e Ke Huy Quan: le migliori attrici ed il miglior attore che rappresenteranno l’Asia agli Oscars 2023

Tra le 11 candidature ottenute dal commovente, coloratissimo e folle viaggio nel Multiverso dei Daniels (il mitico duo registico di Daniel Kwan e Daniel Scheinert) spiccano quelle di Michelle Yeoh come Miglior attrice protagonista, Stephanie Hsu come Miglior attrice non protagonista e Ke Huy Quan come Miglior attore non protagonista. In particolare, l’attrice di origine cinese-malese Yeoh nelle ultime settimane sta conquistando con onore un premio dopo l’altro. Nell’arco di poco tempo è diventata la seconda attrice asiatica a vincere ai Golden Globe e la prima a vincere ai SAG Awards, tutto grazie al suo ruolo di protagonista in Everything Everywhere All At Once.

Michelle Yeoh ai Golden Globe Awards 2023 | by NCB News

«Penso che il mio cuore esploderà. Tutti voi conoscete il cammino, le montagne russe, gli alti e bassi di questo percorso. Ma voglio dire a tutti di non mollare mai. Questo non è solo per me. Questo premio è per tutte le ragazzine che mi somigliano. Grazie per avermi dato un posto intorno a questo tavolo, perché tante persone ne avevano bisogno, ora avete dimostrato che è possibile». – ha detto Michelle Yeoh al pubblico dei SAG

Ad affiancare le tre stars di EEAAO ci sarà anche l’attrice vietnamita Hong Chau che – grazie al suo ruolo di Liz a fianco al celebre collega Brendan Fraser in The Whale – concorre per la prima volta come Miglior attrice non protagonista agli Academy.

Domee Shi, la regista già premio Oscars del film Disney-Pixar “RED”

Sebbene la mancanza di rappresentanze femminili nella categoria Miglior regista di quest’anno, tra le nomination per Miglior film d’animazione si distingue il lungometraggio Pixar RED, diretto da Domee Shi. Ma l’animatrice, regista e sceneggiatrice cinese non è sconosciuta ai riflettori dell’Academy: nel 2019, infatti, Domee Shi ha vinto la sua prima statuetta d’oro nella categoria Miglior cortometraggio d’animazione con Bao, uno dei corti più belli e toccanti di casa Disney-Pixar.

Domee Shi | by Los Angeles Times

«Sapevo che dopo aver realizzato “Bao” avrei potuto affidarmi alla mia stranezza e alla mia educazione così singolare (essendo un’immigrata cinese-canadese) per creare qualcosa di familiare e nuovo allo stesso tempo. È così che ho capito che la storia di “RED” avrebbe dovuto raccontare una relazione genitore-figlio diversa da qualsiasi altra già vista sugli schermi occidentali.

Solitamente i genitori sono interpretati come degli oppressori unidimensionali, ma per l’adolescente Mei (protagonista di “RED”) è diverso. Vuole tanto sembrare perfetta agli occhi della madre ma allo stesso tempo sta crescendo, si sta trasformando letteralmente in qualcosa che sua madre non riconosce… ma che forse alla fine inizierà ad apprezzare, accogliere e amare». – Domee Shi

Kazuo Ishiguro, lo scrittore premio Nobel per la letteratura

Dopo aver vinto il premio Nobel per la letteratura nel 2017, lo scrittore britannico di origine giapponese Kazuo Ishiguro torna a far parlare di sé per la sua nomination nella categoria Miglior sceneggiatura non originale con Living. Diretto dal regista sudafricano Oliver Hermanus, Living è il nuovo remake del classico dramma giapponese Vivere (1952) di Akira Kurosawa.

Kazuo Ishiguro | by NPR

«Probabilmente non vedevo il dramma originale di Kurosawa da 30 anni, ma è un film che credevo di conoscere molto bene. Quindi ho pensato di guardarlo solo una volta prima di scrivere la nuova sceneggiatura. Mi è bastata quell’unica visione per prendere consapevolezza del fatto che bisognava riadattarlo al pubblico moderno e, soprattutto, al pubblico occidentale.

Non volevo tutta quella tristezza e rovina, ma volevo che lasciasse speranza alla nuova generazione, per far credere loro di poter fare le cose in modo diverso. In fondo, questa è la cosa strana del “processo di riadattamento“: una parte di te adora il materiale originale, mentre deve esserci un altro lato di te abbastanza spietato da poterlo cambiare.» – Kazuo Ishiguro

Chandrabose e MM Keeravani agli Academy con “Naatu Naatu”

Il paroliere Chandrabose e il compositore MM Keeravani scrivono un nuovo capitolo della storia di Bollywood, o meglio di Tollywood (cinema dell’India meridionale), con “Naatu Naatu” – del dramma fantasy indiano RRR – candidata come Migliore canzone originale. Diretto da S. S. Rajamouli, RRR (Rise Roar Revolt) è il film indiano più costoso e chiacchierato di sempre ed è stato definito dalla critica come “la risposta dell’India ai film della Marvel”.

MM Keeravani e Chandrabose | by Rmedia

«La canzone parla di tutte le cose meravigliose che ognuno di noi ha vissuto nella propria madrepatria, legate soprattutto ai ricordi dell’infanzia. “Naatu” significa etnico: qualcosa che possediamo e che ci rende assolutamente unici, che appartiene alla propria identità. “Naatu” significa paese: è una canzone che riguarda tutto ciò che è accaduto nel nostro paese, nel nostro villaggio. “Naatu” è qualcosa che ami per la vita– Keeravani

Articolo a cura di Annarita Farias

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